Dott.Francesco Pugi
“2001: ODISSEA NELLO SPAZIO” E “IL PALPITO DELL’UNO”: RISONANZA DI DUE DOLCI NOVELLE
15 Agosto 2007
Il feto osserva con stupore la Terra, è consapevole della meraviglia impercettibile ai limitati sensi della sua precedente incarnazione... Un nuovo salto evolutivo è stato effettuato, una nuova rotta verso l’Uno è stata tracciata: l’Uomo ha issato una più potente vela per navigare nel mare della Gioia, un nuovo seme è stato inviato alla nostra meravigliosa sfera - incubatrice.
Il finale di “2001: odissea nelle spazio”, come del resto tutto il film, è interpretabile in vari modi; lo stesso Stanley Kubrick evita di indirizzare la percezione degli spettatori: "Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico ed allegorico del film. Io ho cercato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio."
Bene, sfruttiamo allora la libertà concessaci dal buon Stanley (con parole invero profondissime) e giochiamo nell’affiancare ciò che ci viene narrato nel film al contenuto (non solo emotivo) di una lettura che entra nel cuore, fino a sollecitare antenne che hanno finora dimorato sopite nella nostra architettura biologica: “Il palpito dell’Uno”, scaturito dalla collaborazione di anime che risuonano nel nostro cuore.
Andiamo con ordine, partiamo da “L’alba dell’uomo”, stupendo titolo della prima parte del film.
In una terra riarsa dal Sole, ominidi in preda all’istinto di sopravvivenza ricevono una scintilla di consapevolezza dal monolito, che giunge sulla Terra in occasione di un allineamento che apre in modo grandioso e commovente il viaggio visuale del film. Ciò che viene acceso nella struttura cerebrale consente di trasformare un osso in uno strumento per garantire la prosecuzione della vita biologica: la via della tecnologia è tracciata, la capacità di sopravvivenza materiale in un ambiente ostile è ormai patrimonio acquisito.
Nel Palpito, il Maestro parla esplicitamente della venuta nel deserto che chiamiamo Sahara di Esseri immensamente evoluti, il cui unico fine è quello di donare Consapevolezza e Amore a creature non ancora allineate con l’Uno.
L’uomo ha cominciato il suo percorso evolutivo grazie ad un seme foriero di consapevolezza proveniente da distanze siderali.
La coincidenza fra i fatti narrati nel film e quanto avvenuto migliaia di anni fa è pressoché totale (tra l’altro i paesaggi ritratti nel film provengono proprio dal continente africano!).
Il percorso della nostra specie non è stato uniforme, ma la via della tecnologia e della razionalità sembra aver predominato, conducendo da un osso utilizzato come mazza ad un satellite militare che chiude in una morsa di paura il Globo intero. Con quest’ultima potente immagine Kubrick ci mostra un’Umanità totalmente votata agli strumenti materiali, che ritiene di poter dominare gli eventi affidandosi a protesi tecnologiche degli ordinari cinque sensi.
Ma la realtà va molto oltre ogni “ragionevole” e scientifica supposizione, si sta preparando un allineamento la cui premessa è la scoperta di un monolito “deliberatamente sepolto” milioni di anni prima sotto la superficie lunare: la via tecnologica, pur avendo apparentemente oppresso quella del cuore, è inserita in un disegno di enorme ampiezza, in cui essa ha comunque permesso il disseppellimento dello sconosciuto oggetto, che, trovandosi nuovamente in contatto con gli eredi degli ominidi, si attiva ed invia un segnale-guida verso l’immenso Giove.
La realtà che si prepara travalica ogni immaginazione dell’uomo imprigionato nella formalità (vedi il dialogo telefonico fra il funzionario governativo e la figlia) o nel controllo delle informazioni operato da pochi (la scoperta del monolito viene accuratamente occultata, apparentemente per evitare uno “shock culturale”, ma la reticenza nei confronti degli scienziati russi, nel dialogo sulla stazione orbitante, conferma un tentativo di controllo volto al predominio).
L’uomo in preparazione dell’Epifania di Luce che figura nel film mostra con molta precisione l’attuale situazione, i cui tratti sono così meravigliosamente sintetizzati nel Palpito.
Le Guide hanno più volte parlato della saggezza di antichi Popoli che hanno deliberatamente scelto di non percorrere ciecamente la via tecnologica, affidandosi a quella ben più redditizia del Cuore.
I Maestri, nei loro frequenti e scherzosi riferimenti alle “certezze” scientifiche, invitano a percepire come limitato, come non esaustivo, il percorso tecnologico perseguito dalla nostra società, stimolano gli Uomini a cercare aspetti di ciò che esiste che nessuno strumento, a parte quelli nascosti nella nostra astronave, è in grado di rilevare.
La risonanza fra film ed il Palpito è davvero profonda: in entrambi risulta evidente come un accecamento dell’Uomo, che, proprio a causa o forse in virtù di tale stato, è pronto per compiere un balzo in avanti nella propria evoluzione.
Visti e riconosciuti i limiti di una via, giunge il momento cruciale, critico, di effettuare delle scelte: l’Universo sta preparando l’innesco per questa trasformazione, spetta all’Uomo tracciare la rotta verso la Consapevolezza, scegliere mari più o meno procellosi, navigazioni più o meno redditizie.
Sia il film sia il Palpito mostrano un movimento di enorme ampiezza rispetto all’egoica e limitata percezione dell’Uomo, la preparazione di alcuni semi di Luce che ci aiuteranno a percepire l’intimo legame con l’Uni-verso travalica secoli di ricerche scientifiche.
Spingendo più a fondo le analogie fra pellicola e Palpito, si può evidenziare anche una correlazione indiretta, visto che il Monolito possiede forma piramidale nel racconto che ha ispirato Kubrick, ovvero “La sentinella” di Arthur C. Clarke, pubblicato nel 1951.
Le Guide fanno sovente riferimento a tale importante forma, che si annida negli atomi così come nelle sfere celesti, fino a riverberarsi nell’Uno. Anche se nel film il Monolito possiede una forma di parallelepipedo, la forma piramidale non risulta stralciata dalle potenti immagini impresse su pellicola: anzi, essa torna come doppia piramide in una parte estremamente importante.
Spazio interplanetario: un’astronave comandata da due uomini ed un computer compie il salto verso Giove, sfera ove risulta indirizzata la potente radiazione scaturente dal monolito trovato sulla Luna.
L’equipaggio è completato da un gruppo di scienziati in ibernazione, destinati a risvegliarsi solo al momento dell’arrivo sul Gigante del sistema solare.
In questo viaggio si realizzano i cambiamenti più drammatici; in particolare si giunge alla crisi della tecnologia, che mostra tutti i limiti di interpretazione della realtà nel supercomputer Hal 9000, la macchina che governa l’astronave: di fronte all’inaspettato, al non codificato, all’imprevedibile, ovvero la possibile esclusione per un malfunzionamento, uccide uno degli astronauti-piloti, elimina tutti gli scienziati ibernati e tenta di sopprimere, fallendo, anche il comandante della missione, l’astronauta David Bowman.
E’ lui che prosegue, in totale solitudine, ciò che per mesi era stato preparato sulla Terra, ormai è in prossimità del Gigante dalla Grande Macchia Rossa, una Sfera maestosa sulla cui orbita è posizionato il terzo monolito, la porta verso l’Infinito.
In questa parte del film giunge al parossismo il tema della limitatezza dello sviluppo tecnologico, più volte evidenziato dalla Guide nel Palpito, che tuttavia risulta strumento per giungere alla crisi, al cambiamento di rotta. Numerosi sono i riferimenti dei Maestri a verità che possono destabilizzare la nostra fragile capacità di comprensione: spesso quelli che possono apparire, nella nostra bassa consapevolezza, come elementi puramente dannosi all’evoluzione, si inseriscono in un movimento enormemente più ampio, sono gocce di un oceano sterminato di cui non possiamo abbracciare l’estensione tramite i nostri sensi ordinari. Per questo anche il gesto crudele di un computer, ultimo anello di una catena di secoli di speculazione scientifica, porterà i suoi frutti.
Ormai il nero monolito si para in prossimità dell’astronave; la serratura è pronta, la chiave si appresta ad introdursi.
Come ammassi di millenni prima, le Sfere Celesti sono in allineamento, l’Uomo è pronto alla sua Epifania di Luce.
L’astronauta David esce in esplorazione del terzo Monolito e una nuova Illuminazione ha inizio.
Si apre un abisso di Stelle, Luci, Conoscenza. Forme geometriche si sviluppano in sequenza di fronte agli occhi di colui che è pronto: fasci di luce multicolore si separano e si fondono ancora, emergono intrecci di linee che giungono a formare solidi bipiramidali (!) sulla cui superficie mutano disegni di grande complessità e bellezza.
Immensi paesaggi multicolore vengono percorsi in volo, profondità marine esplorate...
La mente di David sta cambiando, ora è necessario l’ultimo passo: in una stanza di vago sapore settecentesco l’uomo vede l’evoluzione accelerata della sua astronave, è giunto il momento di cambiare l’involucro, c’è bisogno di una nuova struttura più consona alla Consapevolezza acquisita.
Il Monolito è la porta del cambiamento, un vecchio morente è pronto al ritorno, a perpetuare il Movimento Divino. David Bowman, l’astronauta, cessa di esistere; il nuovo David ha ora gli occhi gonfi di stupore, di fronte ad una Sfera che ora percepisce in tutta la sua sconvolgente bellezza, in tutta la sua profondità, in tutta la sua armonia, incubatrice di Consapevolezza e Amore.
L’Epifania di Luce cantata dalla Guide nel Palpito, l’allineamento spirituale del 2012, l’Istruzione che i nostri fratelli astrali stanno risvegliando nell’astronave Davide (che meravigliosa assonanza con “astronauta David”...), trovano una corrispondenza perfetta con quanto narrato nel film, così perfetta che non occorrono altre parole per ringraziare indirettamente Kubrick e Clarke per la loro preveggenza, non occorrono altre parole per gioire del fatto che una Illuminazione planetaria, una risonanza spirituale universale, si sta parando di fronte ai nostri occhi, raccontata nei suoi passi iniziali ne “Il Palpito dell’Uno”.
La serratura è pronta a ricevere la chiave, quale meraviglia, quale bellezza, quale Gioia.
Francesco Pugi