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MARIA TERESA

L'UNO, IL PERDONO, LA MISERICORDIA

29 Dicembre 2009

Cari amici, non sono una teologa, né una studiosa delle diverse religioni Quello che conosco del Dio – Uno che noi siamo è frutto di esperienza di più vite che sto ricapitolando  e comprendendo pian piano, ma soprattutto  del mio incontro di Amore con la Luce  che ha conquistato e conquista ogni giorno di più il mio cuore. La sete di Dio, la sete di essere amata, ma soprattutto di amare, non può essere  soddisfatta in altro modo che incontrando e conoscendo la fonte di quella inesauribile Gioia  che è l’Essere di Luce che siamo tutti noi, che è dentro e fuori di noi.  Vorrei fare una brevissima premessa, riguardo al fatto che per me non c’è alcuna differenza tra parlare di Dio e di Uno.  Infatti per chi fa un vero incontro con Lui la fusione nell’Amore è talmente profonda che non significa più niente la separazione, che è conseguente ad una visione della realtà che tiene conto delle categorie spazio – tempo, mentre  è chiaro che un cammino di tipo “mistico” ci spinge a fare esperienze di unione dopo le quali non può più esistere la distanza , perché nell’Amore non esiste separazione.Allora per me parlare di Dio o di Uno non comporta più alcun problema, tutti noi siamo Dio perché siamo Uno, non certo perché OGNUNO di noi singolarmente possa assurgere al ruolo di Dio, sarebbe follia. Angelo mi ha chiesto di parlare del rapporto che intercorre tra libertà, misericordia e  perdono. Certo ci sarebbero tantissime cose che mi piacerebbe condividere con voi riguardo ciascuno di questi termini –realtà, spero perciò di poterne parlare in modo più approfondito in altro momento. Il perdono, come dice la parola stessa, è un atto gratuito, elargito per-dono, ed implica  sia uno sforzo della volontà che un abbandono nelle braccia dell’Uno. Nella mia vita ritengo che sia stata una delle molle fondamentali che mi hanno fatto intravedere nuove vette da raggiungere nel cammino spirituale e nuovi orizzonti di libertà. E’ difficile perdonare, a volte, se il dolore che ci è stato arrecato è tale da segnare tutta la nostra vita, direi umanamente impossibile. Eppure tutti i Maestri ci dicono che è l’unica strada per arrivare alla gioia. Alle volte ci viene chiesto di perdonare a distanza di tempo, altre, come nel caso ci venga tolta la vita, il perdono deve essere istantaneo e necessita di una disposizione d’animo frutto di un lungo cammino. Posso parlare solo della mia esperienza, ed ho sperimentato che il perdono non è un dono che facciamo agli altri, ma a noi stessi. Anche se le ferite che ci sono state inferte sono state gratuite, magari commesse quando eravamo inermi, incapaci di difesa, mantenere la rabbia, alimentare nel cuore il rancore porta danno solo a noi stessi. Dobbiamo imparare ad aprire i pugni che tengono ben stretti i ricordi di quelle ingiustizie, delle lacrime e della disperazione che hanno provocato, aprire e lasciar andare. Dobbiamo imparare ad abbandonare le nostre sicurezze, sì, perché anche il sentirci, magari giustamente, vittime, è una cosa “sicura”, a volte su questa roccia si edifica una vita intera. Per poter ricevere i doni della Gioia e della Pace che tanto desideriamo dobbiamo tendere le mani dopo averle aperte. Non sono solo parole, posso testimoniare che per prima ho dovuto imparare a perdonare ed alle volte è davvero una medicina molto amara da ingoiare. Ma è una medicina che guarisce il NOSTRO cuore, prima che quello altrui, perché ci rende di nuovo liberi. In questo vedo il collegamento importante che ci ha rammentato anche la testimonianza da Jacques de Molay: è stato il perdono consigliato da Pietro da Morrone che da ultimo gli ha permesso di volare come stoppia e scintilla nel blu della notte, senza più alcun peso né legame. E’ stato il perdono che lo ha fatto uscire vincitore, non sconfitto come umanamente si potrebbe credere. Se è vero che siamo Uno, se non perdoniamo non riusciremo ad andarcene oltre le porte di queste pesantezze vibrazionali, perché inevitabilmente una parte sofferente di noi presente nell’altro non riuscirà a librarsi nella Luce.  So che a volte perdonare vuol dire guardare in faccia la realtà ed assumerci anche le nostre responsabilità che possono essere originate anche nelle vite precedenti. Cambiare ruolo è difficile, crescere a volte faticoso come cambiare pelle. Ma anche se il male che ci è stato fatto è tanto, a cosa serve tenerne stretto il ricordo? Ci rende più felici? Che insegnamento ci da? Occorre fare una scelta ed occorre farla subito. Non c’è più tempo per gingillarci, per rimandare: la scelta del perdono è urgente ed è l’unica che può salvare non solo noi, e renderci di nuovo felici, perché guariti, ma anche salvare il nostro pianeta così tanto collegato alla nostra vita psichica, emotiva e spirituale perché anch’esso Uno con noi.

Ed è l’unica strada per essere veramente liberi: solo perdonando, donando Amore, potremmo tornare a prendere consapevolezza di chi siamo veramente e quindi aderire perfettamente alla volontà dell’Uno Dio che ci vuole felici. Infine la Misericordia. La Misericordia è quel sentimento per il quale la miseria altrui  ( da misereo : ho pietà di ) tocca il nostro cuore (da cordis: cuore). L’etimologia ebraica ed islamica fa derivare questo termine da Rahma, che fa riferimento all’utero ed in senso lato all’amore materno di tutte le specie animali. La misericordia dunque va al di là delle differenze, delle mancanze e supera ogni distanza, vuole arrivare, come farebbe una madre, ad alleviare le pene, le sofferenze del proprio figlio in qualunque modo. La legge della Misericordia, il primo sostanziale  insegnamento di Ognanios, mostra la capacità che hanno alcune anime, pur essendo oramai in grado di varcare i cancelli dello spazio – tempo per tornare ad essere pura Luce nella Luce, di incarnarsi ancora, per assorbire parte dell’ombra e della sofferenza del mondo.  Questa opportunità è una suprema scelta di Amore: rinunciare alla piena visione dell’Uno , all’eterna Gioia e Libertà senza tempo per caricarsi di fardelli che altrimenti sarebbero troppo pesanti da sollevare per chi non è ancora sulla via della consapevolezza. Queste anime ormai libere, libere perché hanno saputo incamminarsi sulla sassosa strada del perdono, si inoltrano di nuovo in un difficile cammino, per forza di cose irto di dolore e difficoltà, con in più la “non coscienza” di aver volontariamente fatto questa scelta. Voglio dire che non solo chi torna per misericordia non è esente dalla sofferenza, ma non ha la minima coscienza di chi realmente sia e del perché sia tornato, ed ha quindi di nuovo l’estrema possibilità di perdersi, di legarsi alla sofferenza ed al rancore. Anche le anime di misericordia non sono mai private dell’immenso dono del libero arbitrio.Infine  so che tutti noi passiamo attraverso la Notte oscura. A volte sembra interminabile. Ma non è così, noi siamo le stelle che danzano silenziose e luminose, siamo l’acqua che accoglie tutti i fiumi, siamo il ruscello che ride come un bambino mentre gioca con le rocce, siamo l’aquila che vola alta nel cielo, siamo bambini che camminano su cocci di vetro senza ferirsi perché sono leggeri, leggeri….Noi siamo la gioia, la vita, il canto, la forza, la speranza, la luce, l’amore. Siamo tornati per essere questo anche in mezzo alla sofferenza e, a volte, alla sporcizia, ed abbiamo il dono con la luce che ci viene dall’Uno di rendere di nuovo tutto integro e lucente come era stato creato in origine. Siamo ad un bivio, oggi come ogni giorno o istante della nostra vita. Sta a noi scegliere la libertà del perdono o la prigionia del rancore. Siamo immensamente amati dalla infinita materna Misericordia dell’Uno ed in essa un giorno ci perderemo di nuovo. Sta solo a noi decidere di sciogliere le vele del Karma o rimanere ancorati in questo buio porto. Buon cammino nella Luce. Maria Teresa

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