Cari amici, non sono una teologa, né una
studiosa delle diverse religioni Quello che conosco del Dio – Uno che noi siamo
è frutto di esperienza di più vite che sto ricapitolando e comprendendo
pian piano, ma soprattutto del mio incontro di Amore con la Luce
che ha conquistato e conquista ogni giorno di più il mio cuore. La sete di Dio,
la sete di essere amata, ma soprattutto di amare, non può essere
soddisfatta in altro modo che incontrando e conoscendo la fonte di quella
inesauribile Gioia che è l’Essere di Luce che siamo tutti noi, che è
dentro e fuori di noi. Vorrei fare una brevissima premessa, riguardo al
fatto che per me non c’è alcuna differenza tra parlare di Dio e di Uno.
Infatti per chi fa un vero incontro con Lui la fusione nell’Amore è talmente
profonda che non significa più niente la separazione, che è conseguente ad una
visione della realtà che tiene conto delle categorie spazio – tempo,
mentre è chiaro che un cammino di tipo “mistico” ci spinge a fare
esperienze di unione dopo le quali non può più esistere la distanza , perché
nell’Amore non esiste separazione.Allora per me parlare di Dio o di Uno non
comporta più alcun problema, tutti noi siamo Dio perché siamo Uno, non certo
perché OGNUNO di noi singolarmente possa assurgere al ruolo di Dio, sarebbe
follia.Angelo mi ha chiesto di
parlare del rapporto che intercorre tra libertà, misericordia e perdono.
Certo ci sarebbero tantissime cose che mi piacerebbe condividere con voi
riguardo ciascuno di questi termini –realtà, spero perciò di poterne parlare in
modo più approfondito in altro momento.Il
perdono, come dice la parola stessa, è un atto gratuito, elargito per-dono, ed
implica sia uno sforzo della volontà che un abbandono nelle braccia
dell’Uno. Nella mia vita ritengo che sia stata una delle molle fondamentali che
mi hanno fatto intravedere nuove vette da raggiungere nel cammino spirituale e
nuovi orizzonti di libertà. E’ difficile perdonare, a volte, se il dolore che
ci è stato arrecato è tale da segnare tutta la nostra vita, direi umanamente
impossibile. Eppure tutti i Maestri ci dicono che è l’unica strada per arrivare
alla gioia. Alle volte ci viene chiesto di perdonare a distanza di tempo,
altre, come nel caso ci venga tolta la vita, il perdono deve essere istantaneo
e necessita di una disposizione d’animo frutto di un lungo cammino. Posso
parlare solo della mia esperienza, ed ho sperimentato che il perdono non è un
dono che facciamo agli altri, ma a noi stessi. Anche se le ferite che ci sono
state inferte sono state gratuite, magari commesse quando eravamo inermi,
incapaci di difesa, mantenere la rabbia, alimentare nel cuore il rancore porta
danno solo a noi stessi. Dobbiamo imparare ad aprire i pugni che tengono ben
stretti i ricordi di quelle ingiustizie, delle lacrime e della disperazione che
hanno provocato, aprire e lasciar andare. Dobbiamo imparare ad abbandonare le
nostre sicurezze, sì, perché anche il sentirci, magari giustamente, vittime, è
una cosa “sicura”, a volte su questa roccia si edifica una vita intera. Per
poter ricevere i doni della Gioia e della Pace che tanto desideriamo dobbiamo
tendere le mani dopo averle aperte. Non sono solo parole, posso testimoniare
che per prima ho dovuto imparare a perdonare ed alle volte è davvero una
medicina molto amara da ingoiare. Ma è una medicina che guarisce il NOSTRO
cuore, prima che quello altrui, perché ci rende di nuovo liberi. In questo vedo
il collegamento importante che ci ha rammentato anche la testimonianza da
Jacques de Molay: è stato il perdono consigliato da Pietro da Morrone che da
ultimo gli ha permesso di volare come stoppia e scintilla nel blu della notte,
senza più alcun peso né legame. E’ stato il perdono che lo ha fatto uscire
vincitore, non sconfitto come umanamente si potrebbe credere. Se è vero che
siamo Uno, se non perdoniamo non riusciremo ad andarcene oltre le porte di
queste pesantezze vibrazionali, perché inevitabilmente una parte sofferente di
noi presente nell’altro non riuscirà a librarsi nella Luce. So che a
volte perdonare vuol dire guardare in faccia la realtà ed assumerci anche le
nostre responsabilità che possono essere originate anche nelle vite precedenti.
Cambiare ruolo è difficile, crescere a volte faticoso come cambiare pelle. Ma
anche se il male che ci è stato fatto è tanto, a cosa serve tenerne stretto il
ricordo? Ci rende più felici? Che insegnamento ci da? Occorre fare una scelta
ed occorre farla subito. Non c’è più tempo per gingillarci, per rimandare: la
scelta del perdono è urgente ed è l’unica che può salvare non solo noi, e
renderci di nuovo felici, perché guariti, ma anche salvare il nostro pianeta
così tanto collegato alla nostra vita psichica, emotiva e spirituale perché
anch’esso Uno con noi.
Ed è l’unica strada per essere veramente
liberi: solo perdonando, donando Amore, potremmo tornare a prendere
consapevolezza di chi siamo veramente e quindi aderire perfettamente alla
volontà dell’Uno Dio che ci vuole felici. Infine la Misericordia.La Misericordia è quel sentimento per il
quale la miseria altrui ( da misereo : ho pietà di ) tocca il nostro
cuore (da cordis: cuore).L’etimologia
ebraica ed islamica fa derivare questo termine da Rahma, che fa riferimento
all’utero ed in senso lato all’amore materno di tutte le specie animali. La
misericordia dunque va al di là delle differenze, delle mancanze e supera ogni
distanza, vuole arrivare, come farebbe una madre, ad alleviare le pene, le
sofferenze del proprio figlio in qualunque modo.La
legge della Misericordia, il primo sostanziale insegnamento di Ognanios,
mostra la capacità che hanno alcune anime, pur essendo oramai in grado di
varcare i cancelli dello spazio – tempo per tornare ad essere pura Luce nella
Luce, di incarnarsi ancora, per assorbire parte dell’ombra e della sofferenza
del mondo. Questa opportunità è una suprema scelta di Amore: rinunciare
alla piena visione dell’Uno , all’eterna Gioia e Libertà senza tempo per
caricarsi di fardelli che altrimenti sarebbero troppo pesanti da sollevare per
chi non è ancora sulla via della consapevolezza. Queste anime ormai libere,
libere perché hanno saputo incamminarsi sulla sassosa strada del perdono, si
inoltrano di nuovo in un difficile cammino, per forza di cose irto di dolore e
difficoltà, con in più la “non coscienza” di aver volontariamente fatto questa
scelta. Voglio dire che non solo chi torna per misericordia non è esente dalla
sofferenza, ma non ha la minima coscienza di chi realmente sia e del perché sia
tornato, ed ha quindi di nuovo l’estrema possibilità di perdersi, di legarsi
alla sofferenza ed al rancore. Anche le anime di misericordia non sono mai
private dell’immenso dono del libero arbitrio.Infine so che tutti noi
passiamo attraverso la Notte oscura. A volte sembra interminabile. Ma non è
così, noi siamo le stelle che danzano silenziose e luminose, siamo l’acqua che
accoglie tutti i fiumi, siamo il ruscello che ride come un bambino mentre gioca
con le rocce, siamo l’aquila che vola alta nel cielo, siamo bambini che
camminano su cocci di vetro senza ferirsi perché sono leggeri, leggeri….Noi
siamo la gioia, la vita, il canto, la forza, la speranza, la luce, l’amore.
Siamo tornati per essere questo anche in mezzo alla sofferenza e, a volte, alla
sporcizia, ed abbiamo il dono con la luce che ci viene dall’Uno di rendere di
nuovo tutto integro e lucente come era stato creato in origine. Siamo ad un
bivio, oggi come ogni giorno o istante della nostra vita. Sta a noi scegliere
la libertà del perdono o la prigionia del rancore. Siamo immensamente amati
dalla infinita materna Misericordia dell’Uno ed in essa un giorno ci perderemo di
nuovo. Sta solo a noi decidere di sciogliere le vele del Karma o rimanere
ancorati in questo buio porto.Buon
cammino nella Luce. Maria Teresa