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Liliana

API E PIPISTRELLI

28 Settembre 2008

Questa estate ho parlato con un mio conoscente che per hobby fa l’apicoltore, lamentava la scomparsa di molte api e il rischio conseguente di perdere numerose colonie. Le api, come i pipistrelli, sono molto importanti per il nostro ecosistema, se scompaiono ci saranno conseguenze molto gravi per l’intero pianeta. Inoltre in questi giorni ho visto un film che si intitola “E venne il giorno” (di M. Night Shyamalan lo stesso regista di “Il sesto senso”) dove veniva riportata la seguente frase di Albert Einstein:

"Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita".

Tutto questo mi ha fatto molto riflettere, mi sono documentata ed effettivamente nel 2007, ma specialmente nel 2008, in tutto il mondo si è verificata un’estesa moria/sparizione di api e pipistrelli (riporto di seguito alcuni articoli) ed il fenomeno non sembra regredire.

Secondo me è un grave sintomo di destabilizzazione della nostra Madre Terra, queste creature garantiscono il nutrimento alla specie umana e alle altre specie animali oltre che salvaguardare la “salute” della vegetazione…è come se la Madre cominciasse a negare a se stessa e ai suoi abitanti il nutrimento.

Non nego inoltre che mi è venuto automatico fare 2008 + 4, è come se fosse un segno…

Caro Angelo, puoi chiedere alla Guida cosa ne pensa di tutto questo? Cosa possiamo fare per aiutare queste creature?

 

Liliana

 

Pochi si rendono conto che le api e i pipistrelli sono animali fondamentali per l'intero ecosistema.

Non a caso rappresentano i due "animali polari" per eccellenza: le api infatti rappresentano le forze solari e i pipistrelli quelle lunari!

La loro diminuzione e peggio ancora scomparsa dovrebbe farci riflettere tutti quanti per trovare una soluzione prima che sia troppo tardi.

 

 

Api e pipistrelli: misteriosa peste

Maurizio Blondet – Effedieffe 28 marzo 2008

 

Benché gli uni siano mammiferi e gli altri insetti, pipistrelli ed api hanno sempre avuto qualcosa in comune. Entrambi volano. Entrambi sono indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché combattono gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia insetti per la metà del suo peso ogni giorno), le api perché necessarie ad impollinare le culture.

Ora hanno un’altra cosa in comune: una malattia sconosciuta li uccide a migliaia, portando le due specie sull’orlo dell’estinzione. La moria dei pipistrelli è stata notata nei nordici e nevosi stati di New York, Vermont e Massachusetts, le cui caverne o vecchie miniere sono siti d’ibernazione dei mammiferi volanti (1). I biologi dell’Environmental Conservation Department hanno tentato un censimento in quattro grotte e miniere dello Stato di New York, e calcolano che il 90% degli animaletti che vi avevano svernato in letargo sono morti.

 

Li si vede uscire in pieno giorno dalle caverne, in questo scorcio d’inverno - i pipistrelli sani volano solo di notte e d’inverno dormono - e morire sbattendo le ali nella neve. I piccoli corpi appaiono anormalmente emaciati; spesso gli scienziati li hanno trovati picchiettati da un fungo e con la polmonite, ma ritengono che queste siano affezioni secondarie.

La malattia che li uccide - chiamata Sindrome del Naso Bianco - ha causa sconosciuta: virus o batterio, intossicazione da inquinamento o disordine metabolico; dieci laboratori americani stanno studiando tutte le ipotesi, ma senza esito.

 

Il tasso di mortalità è spaventoso: in una sola caverna presso Albany, dove erano stati contati 15.584 pipistrelli nel 2005, se ne sono trovati 6.735 nel 2007 e appena 1.500 quest’inverno.

Alcuni studiosi sospettano che un pesticida introdotto di recente per stroncare il West Nile virus (il virus del Nilo) possa essere la causa della strage, sia per intossicazione diretta sia per cause indirette, riducendo la popolazione di insetti di cui i mammiferi volanti si nutrono.

 

Altri gruppi stanno monitorando il comportamento degli insettivori durante il letargo nella caverne con telecamere ad infrarossi, per vedere quante volte si svegliano durante l’ibernazione, e misurare la temperatura corporea del branco.

Il professor Thomas Kunz, biologo della Boston University, ha studiato i resti dei pipistrelli uccisi dal misterioso male ed ha notato che sono anormalmente magri, mancanti del grasso - specie del cosiddetto «grasso bruno», una sorta di accumulo che si trova tra le scapole, e che fornisce l’energia per il primo volo agli animali che escono dal letargo. Le femmine, così magre, non raggiungono l’ovulazione e quindi, anche se sopravvivono, non partoriscono (nelle razze studiate, ogni femmina genera solo un figlio l’anno, il che rende più vicina la prospettiva di estinzione).

 

Per contro, ben poche ricerche sono state avviate e finanziate sulla strana malattia che sta facendo scomparire le api, come hanno dichiarato i proprietari di 22 apiarii di dieci Stati americani. Questi allevatori di api si trovano ogni anno in California dove portano i loro alveari durante la fioritura dei mandorli, sia per aiutare l’impollinazione che darà i frutti, sia per ottenere un miele pregiato.

Ora, scambiandosi le informazioni, hanno scoperto che il 37% delle 230.500 colonie che allevano è scomparso; l’anno precedente la perdita era stata del 30% (2). Pochi vedono le api morire. Apparentemente, la malattia, chiamata provvisoriamente Colony Collapse Disorder, induce un comportamento anomalo e distruttivo: le api operaie se ne volano via, abbandonando nell’alveare la regina con le larve nei favi, e non si trovano più.

 

«Se morissero le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere finanziamenti per lo studio del male», dice Jerry Hayes, l’entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La gente crede che il cibo gli venga dalle industrie. Ma le api impollinano un terzo delle colture degli USA, che danno raccolti per 15 miliardi di dollari».

Oggi, gli apicoltori hanno portato un terzo di tutte le api americane (le superstiti) per salvare il raccolto di mandorle in California. In Florida, si attendono questi apicoltori con i loro alveari per impollinare migliaia di ettari di aranceti, frutteti vari e chiodi di garofano. E’ incerto se potranno farlo l’anno prossimo. Lo stesso vale per i pipistrelli.

«La presenza dei pipistrelli nel Texas consente ai coltivatori di cotone di salvare da un sesto a un ottavo del raccolto, perché divorano gli insetti nocivi», dice la dottoressa Elizabeth Buckles, specialista in mammiferi della Cornell University: «La morìa in corso - mezzo milione di insettivori scomparsi nel solo Vermont - avrà di sicuro effetti economici. Li constateremo la prossima stagione, come sovrabbondanza di insetti infestanti».

 

Tutti sospettano, a mezza bocca, che qualche intervento umano da agricoltura industriale, introdotto per aumentare la produzione, abbia sconvolto delicati e sconosciuti equilibri naturali fra il mondo animale e vegetale, vigenti da tempo immemoriale: forse i pesticidi chimici, forse le sementi geneticamente modificate (3), e la scienza non sembra in grado di stabilire né la causa né i rimedi.

E le strane allarmanti pestilenze che stanno riducendo all’estinzione api e pipistrelli coincidono con il rincaro storico dei grani e dei prodotti agricoli in genere (più 20% in media), esso stesso causato dalla speculazione nel «nuovo ordine globale». Il risultato può essere la carestia globale (4). Una punizione che ci saremo meritata.

 

Note

1)     Tina Kelley, «Bats perish, and no one know why», New York Times, 25 marzo 2008.

2)     Susan Salisbury, «Bee plague worsening, anxious beekeepers say», Palm Beach Post, 24 marzo 2008.

3)     Brit Amos, «Death of bees: GMO crops and the decline of bee colonies in North America», GlobalResearch, 25 marzo, fornisce un’ipotesi convincente sul perchè i campi coltivati con sementi OGM possono influire sulle api: «There are many reasons given to the decline in Bees, but one argument that matters most is the use of Genetically Modified Organism (GMO) and Terminator seeds that are presently being endorsed by governments and forcefully utilized as our primary agricultural needs of survival. I will argue what is publicized and covered by the media is
in actuality, masking the real problems of Terminator seeds and Genetically Modified Organisms (GMO’s). Terminator seeds; genetically produced and distributed by powerful multinational lobbies manipulate government and agricultural policy to encompass their agenda of dominance in the agricultural industry. American conglomerates such as Monsanto, Pioneer Seeds, and others, have created seeds that do not reproduce (whereas these seeds have a life span of the crop chosen). The sterilizing of the plant by the means of sterilizing the flower pollen genetically altered and mutated for production in the agricultural industry. Logic states that if the flower pollen is sterile, bees are potentially going malnourished and dying of illness due to the lack of nutrients and the interruption of the digestive capacity of what they feed on through the summer and over the winter hibernation process».

4)     Peter Popham, «Threats to millions as food aid scheme runs out of money», Independent, 25 marzo 2008

 

 

Peter O. – Goonengerry – Australia
 

Nutro la convinzione che le nostre api siano in procinto di scomparire definitivamente; e, con esse verranno distrutte per sempre le nostre foreste, la biodiversità, le riserve alimentari, l'economia e la popolazione.

Vi sono concreti riscontri a dimostrazione del fatto che il polline delle piante geneticamente modificate (GM) con il Bacillus thuringiensis (Bt) è la causa della sindrome del collasso della colonia che interessa le api di tutto il mondo.

Il polline delle piante manipolate con Bt determina una risposta immune nelle api e "una risposta immune colpisce la formazione della memoria" nelle api.

Le api perdono la memoria e cosi dimenticano dove è situato il loro alveare. Come conseguenza, scompaiono. Niente api significa niente cibo. Così come i rospi della canna e le formiche di fuoco, il polline GM non potrà mai più essere annullato.

 

 

Germania: concia del mais e apicidi
 

(18 maggio 2008) L’apicoltura tedesca già colpita da problematiche veterinarie che hanno provocato nell’inverno 2007/2008 perdite dal 30% al 40% degli allevamenti apistici nazionali vive dagli ultimi giorni di aprile apicidi estesi analoghi a quelli verificatosi nella pianura padana dal marzo 2008.

Nella regione del Baden-Württemburg, lungo la valle del Reno così come nella regione di Strasburgo, in Alsazia e in Baviera le api hanno cominciato a morire massicciamente in contemporanea con le semine del mais conciato con insetticidi tossici dispersi nell’ambiente. Il numero di colonie d’api colpite è stimato, per ora, intorno alle 15.000. Così come in Italia sono stati individuati con l’analisi chimica di laboratorio nei campioni di api morte residui di sostanze neonicotinoidi. Peter Hauk Ministro dell’agricoltura del Baden-Württemburg ha in un primo momento affermato che “non vi sono evidenze scientifiche di causa/effetto tra uso dei concianti e morte delle api” ma ha nel contempo invitato gli apicoltori a portare in salvo le loro api.

La dirigenza della Bayer e delle altre Holdings delle agrochimica hanno addirittura sostenuto di non essere a conoscenza e di non essere stati informati dei gravi fenomeni di apicidio verificatisi in Italia.

L’U.N.A.API. ha inviato copia alle Associazioni apistiche tedesche di tutta la documentazione – lettere e comunicati stampa – prodotta da Agrofarma da anni in risposta alle denunce di U.N.A.API. e di LegAmbiente in Italia.

Tale documentazione una volta resa nota in Germania ha contribuito a qualificare ulteriormente la serietà e l'assoluta correttezza dei colossi della chimica.

L’Agenzia federale per la tutela dei consumatori e per la sicurezza alimentare – BVL – della Germania – il paese della Bayer- ha in breve tempo preso atto delle evidenze incontestabili e ha assunto la decisione di sospendere l’autorizzazione d’uso di tutti i concianti tossici per le api. Possiamo sperare che anche il governo italiano sappia a breve assumere una indispensabile e analoga decisione?

 

Corriere.it
 

Secondo quanto riportato dal Corriere.it ora anche le api sono a rischio estinzione. L’allarme è stato lanciato dall’Apat e sottoscritto da Francesco Panella, presidente dell’Unione Apicoltori, il quale sostiene che la colpa risiede nei cambiamenti climatici ma anche nell’inasprimento delle infezioni da virus e dall’inquinamento da fitofarmaci.

In Italia ci sono circa 50 mila apicoltori e 100 mila alveari, vengono prodotti oltre 10 mila tonnellate di miele all’anno. Ma il danno (circa 250 milioni di euro ) non riguarda solo il mercato del miele e dei suoi sottoprodotti, infatti le api sono fondamentali nella produzione di pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, ciliegie, cocomeri, zucchine, pomodori, soia, colza.

Le api inoltre rappresentano un bioindicatore molto importante, infatti queste muoiono a causa di qualsiasi cambiamento importante che si registri all’interno del nostro ecosistema. Solo nel 2007 il nostro paese ha perso duecentomila alveari. Il fenomeno detto Colony Collapse Disorder, non riguarda solo il nostro paese ma tutta l’Europa e Stati Uniti dove solo nello scorso anno sono morte circa il 70% del “patrimonio” totale di api.