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Angelo Bona

L’IPNOSI REGRESSIVA E IL CANTO DELLE BALENE ©

19 Gennaio 2010

L’IPNOSI REGRESSIVA E IL CANTO DELLE BALENE ©

“Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”

Fin da bambino le grandi balene hanno nuotato nell’oceano dei miei sogni procurandomi un profondo senso di pace. Questi cetacei, i più grandi mammiferi esistenti, consolavano e dissolvevano la mia paura dell’ infinità dell’oceano. Il loro canto spazia da frequenze gravi a sibili acuti che si estendono esplodendo in echi come il canto di uno stormo di uccelli.

Il mare è tutt’altro che un universo silenzioso ed addormentato ed in esso i richiami delle megattere, delle focene, dei delfini si estendono con onde musicali a decine di chilometri di distanza. L’acqua trasmette i suoni più rapidamente dell’aria perchè la propagazione delle onde acustiche è proporzionale alla densità del mezzo. Altri fenomeni fisici nei quali non entro, non me ne vogliano gli addetti ai lavori, veicolano il suono trasmesso nell’acqua marina secondo vie privilegiate di percorrenza, delle vere e proprie “piste musicali”.

Con apparecchiature sofisticate dette idrofoni e quant’altro si possono registrare le conversazioni dei cetacei.

A tarda notte, munito di opportune cuffie, ascolto i grunt  delle balenottere ed i suoni ripetitivi delle megattere che cantano spaziando lungo un vasto repertorio di suoni, da gravi ad acutissimi. Il biologo marino Philip Clapham descrive il canto  dei cetacei come l’espressione "probabilmente più complessa nel regno animale"

I maschi producono suoni di corteggiamento e vocalizzazioni di richiamo delle femmine a fine di accoppiamento. Non tutte le note che le megattere producono sono udibili dall’orecchio umano che capta intorno a frequenze di 20 Herz. Sto studiando le frasi o le sottofrasi delle balene non certo per rivaleggiare con ricercatori marini quali Roger Payne e Scott Mc Vay, ma perché ho scoperto un fatto importantissimo. I suoni ancestrali dei grandi cetacei sono utilissimi per indurre i pazienti in profondissimi stati di trance ipnotica. La considero una scoperta molto importante e dovuta al fatto che il nostro cervello primitivo, il nostro caro old brain riconosce quanto siamo stati in un primordiale passato prima che il corso della evoluzione ci abbia concesso il lusso di chiamarci uomini. Siamo stati mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e quindi perché no anche grandi megattere. Ripetendo frasi e sotto frasi al paziente, i suoi sensori filogenetici accolgono ancora i messaggi e rispondono immediatamente annullando le funzioni corticali nate  successivamente lungo la nostra evoluzione. Le balene memorizzano le unità vocali captate che rimangono attive in memoria e che comportano risposte anche a distanza di giorni rispondendo al messaggio primario. Gli scienziati parlano di “gerarchie di suoni” o “matriosche” che sono a tutt’oggi in fase di intenso studio. La frase appresa pare abbia una elaborazione, una rielaborazione creativa e la capacità di evolvere nel tempo. Cambia anche il ritmo e la frequenza del canto della stessa balena nel corso degli anni. Questo mi fa pensare che le unità acustiche inviate al paziente possano rimanere attive nel tempo determinando una “composizione dinamica” ed una “canzone” che resta incisa nel nostro Sé biologico più profondo.

Non esistono diritti d’autore per i canti delle balene e la SIAE non controlla ancora dove esse si esibiscano. Si nota che i cetacei cantano in modo simile in certe aree marine e che quindi esiste un lessico, un linguaggio, un accento per i grandi mammiferi di un certo territorio. Ciò accade anche nel dialetto delle varie regioni geografiche tanto che basta spostarsi di poche centinaia di chilometri dalla cantilena dell’Alabama di Forest Gump per ascoltare in Florida una parlata completamente diversa. Ho notato anche che il mio laringe apprende il canto delle balene modulandolo molto meglio nel corso del mio oceanico apprendimento. Vibrati, sibili, bit bit emergono insospettati dalle mie corde vocali risvegliando in me un lontano passato comunicativo.

Ogni comportamento dei cetacei è esteso al gruppo e per ogni comportamento esistono frasi e sotto frasi corrispondenti. Il corteggiamento, la preparazione al pasto, i segnali di allarme sono codificati e riproducibili in sequenze definite. Ad esempio i suoni di richiamo per il pasto, in avvistamento di un branco di aringhe (feeding call) durano cinque dieci secondi ed hanno una certa gamma di frequenze. Le balene siamo noi potremo dire con una buffa ma credibile metafora e quindi possiamo utilizzare i loro suoni per scendere nella profondità del nostro oceano interiore. Questa immediata immersione, questa “regressione ancestrale” penso sia importantissima a fini di induzione e di approfondimento della trance. Seguirà naturalmente la fase di orientamento del soggetto ad una vita precedente che deve essere condotta da parte del terapeuta con indicazioni verbali corrispondenti alla storia clinica del paziente Due fasi quindi seguono l'una all'altra: l'immersione in trance accompagnata dal canto dei catacei che vivono dentro di noi e la successiva ricerca delle vite nel nostro inconscio spirituale. Questo riassorbimento, questa nascita a ritroso(pratiprasavah) è un fondamentale sentiero di riallineamento all'Uno.
Ieri notte mi sono incantato ascoltando le canzoni di una beluga, i suoi fischi, click e pulsazioni. Pensate che è definita “canarino di mare”. Delfini focene, orche ecc, non sono per me tanto utilizzabili per via della spropositata ampiezza delle frequenze emesse, Le mie amiche megattere invece possono far vibrare il mio laringe con le musiche dell’anima, il segreto canto che ci ricorda che siamo Uno con l’immenso Oceano.
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