Dott.ssa Simona Parisi
La danza come possibile fonte di nutrizione vibrazionale
19 Settembre 2008
“Se comprendeste l’infinita possibilità che avete di gioire e di godere anche nella bassa consapevolezza in cui vi trovate, sapreste che appartenete alla musica dell’Uno” (1).
La danza è definita da J. Kealiinohomoku come un modo di espressione transitoria, eseguita in una certa forma e stile del corpo umano che si muove nello spazio. Si presenta attraverso movimenti ritmici appositamente selezionati e controllati, e ciò che ne risulta è riconosciuto come danza sia da coloro che la eseguono che da gli osservatori di un dato gruppo (2).
La danza, presente da sempre in ogni cultura umana, è ricca di significati simbolici e di molteplici finalità (2). Fin dall’antichità, infatti, l’uomo ha sentito il bisogno di esprimersi attraverso il corpo, dando alla danza un valore sociale e utilizzandola durante i riti, le preghiere e le celebrazioni in generale. Le danze rituali avevano, infatti, la funzione di contenere l’ansia delle popolazioni nei confronti delle forze naturali, ritenute misteriose (3). Sembra dunque che i movimenti espressi attraverso la danza abbiano dato agli uomini la possibilità di mettersi in relazione con i mutamenti della natura, permettendo loro di esprimere le proprie emozioni e aiutandoli a percepirsi come parte di un tutto. Si trattava di movimenti molto spontanei e primitivi che tendevano per lo più ad imitare i movimenti già presenti in natura, quelli degli animali, delle piante, del fuoco, del mare (3).
Nel corso dei secoli, tuttavia, i significati profondi attribuiti alla danza hanno subito dei mutamenti. L’Académie Royale de Danse, fondata da Luigi XIV a Parigi, nel 1661 codificò i passi e la tecnica della danza accademica. L’espressività e la spontaneità lasciavano così il posto a regole rigide che tentavano a tutti i costi di far raggiungere alle ballerine una femminilità incorporea ed eterea, a dispetto della loro natura terrena. Verso i primi del 1900 alcuni danzatori si ribellarono al tecnicismo della danza accademica, ricercando una danza che fosse più libera e che permettesse di esprimere il proprio sentire. Nacque così una nuova concezione della danza, che ebbe come principale esponente Isadora Duncan, ma anche Ted Shawn, Ruth St. Denis, Martha Graham, Anna Sokolow, José Limòn (3).
Gli stili di danza etnici e popolari sono, a mio avviso, quelli che più facilmente sono riusciti a mantenere nei secoli la loro espressività spontanea e il loro significato rituale. Forse è per tale motivo che alcuni di questi balli sono, a tutt’oggi, apprezzati e diffusi in molti Paesi. La danza orientale ne è un esempio. Numerose scuole e palestre italiane propongono corsi di danza orientale, conosciuta meglio come danza del ventre, ormai da diversi anni. Infatti, lo studio di questa disciplina risulta essere molto gradito, soprattutto alle donne, probabilmente ormai stanche di frequentare i soliti corsi di ginnastica a corpo libero, aerobica, step etc. Senza nulla togliere alle altre tipologie di attività fisica, credo che il successo di questo stile di danza risieda proprio nelle sue origini e nella sua capacità di donare benessere a livello corporeo, ma anche psichico e spirituale.
La danza orientale ha un’origine ancora dibattuta, ma spesso associata all’antico Egitto, in particolare al culto di Iside, Dea della Luna, della Magia e del Mistero (4). Questa danza veniva, infatti, praticata dalle sacerdotesse nelle cerimonie in onore della dea Iside, venerata come Dea Madre, attraverso movimenti e ondulazioni del ventre che simulavano l’origine della vita. La natura femminile e ricettiva delle danzatrici le rendeva capaci di aprire un canale con il piano spirituale proprio attraverso il canto e la danza (4).
Spesso la danza del ventre è invece considerata esclusivamente nella sua accezione seduttiva ed erotica, trascurando le sue origini di danza sacra.
I suoi movimenti ondulatori e avvolgenti, a tratti lenti, a tratti frenetici, sembrano mimare i movimenti e i cicli presenti in natura, in particolare i movimenti solari e lunari (4).
Con la pratica costante della danza orientale si possono raggiungere diversi benefici. A livello corporeo la muscolatura si rafforza e diviene più flessibile, la circolazione sanguigna è maggiormente stimolata, gli organi interni dell’addome si rilassano e ricevono un leggero massaggio che può risultare utile nel lenire disturbi digestivi e mestruali (5). Da un punto di vista psicologico, inoltre, la danza del ventre favorisce la concentrazione, sviluppa la fiducia e la sicurezza in se stesse, migliora l’accettazione del proprio corpo e la consapevolezza della propria femminilità (5).
Sul piano spirituale favorisce una sensazione di pace interiore, la saggezza, l’armonia con gli altri esseri viventi e con il divino, la consapevolezza della propria esistenza (4).
Un aspetto affascinante della danza orientale è che, una volta appresi accuratamente dei passi base, è possibile danzare senza una coreografia predefinita, ma semplicemente lasciandosi andare alle note della musica e divenendo un tutt’uno con essa. Credo che così facendo, liberandosi da schemi e dall’esigenza di ricordare dei passi precisi, quindi allentando il lavorio razionale del nostro emisfero cerebrale sinistro, venga stimolato e alimentato maggiormente l’emisfero destro, più creativo e intuitivo. In tal senso, credo che la danza, in particolare quella orientale, possa essere considerata una possibile fonte di nutrizione vibrazionale. Abbandonarsi alla musica, lasciare spazio all’immaginazione giocando con la creazione di movimenti e figure sempre nuove e diverse, la sensazione di pace interiore e d’armonia con la natura, sono elementi che favoriscono la Gioia e la serenità. Queste ultime sono due importanti emozioni da considerare come un alimento per il nostro spirito (1). Esse ci permettono di aumentare la nostra capacità di vibrazione e, quindi, la nostra consapevolezza dell’Uno (1).
Dott.ssa Simona Parisi
Medico, psichiatra e psicoterapeuta, ideatrice della Bionergy Dance - Roma
Riferimenti bibliografici
1) Bona A. Il palpito dell’Uno. Edizioni Il Punto d’Incontro.
Vicenza, 2007.
2) Galimberti U. Enciclopedia di Psicologia. Garzanti.
Milano, 1999 (ristampa 2003).
3) Macaluso C, Zerbeloni S. La danzaterapia. Xenia Edizioni. Milano, 1999.
4) Ferrari R. Danza del ventre dell’Egitto faraonico. Edizioni Mediterranee. Roma, 2002.
5) Kaiblinger-Ickert M, Schuhbauer L. La danza del ventre.
Red Edizioni. Milano, 2005.