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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

IPNOSI REGRESSIVA: LA FELICITA' CHE DANZA

18 Marzo 2005

Ritengo l’ipnosi e specie l’ipnosi regressiva una validissima tecnica sperimentale da utilizzarsi all'interno di un percorso di psicoterapia. Non tutti i pazienti sono "inducibili" allo stesso modo ed esiste perfino una Stanford Hypnotic Susceptibility Scale (Hilghard) che misura il grado di sensibilità dei soggetti alla trance . Secondo la suddetta statistica solo il 5% dei pazienti non è ipnotizzabile, mentre il15% manifesta un’alta suggestionabilità e un grado medio di risposta è patrimonio della maggior parte delle persone. Esiste a mio avviso una sensibilità alla regressione ipnotica che è proporzionale all’intensità della coscienza karmica del soggetto. La consapevolezza di una vita pregressa, percezioni riferibili a fenomeni di déjà vu, esperienze di kensho, un forte pathos emozionale nei confronti di una perduta terra madre, sono tutte agevolazioni alla regressione ipnotica. Ho imparato a raccogliere conchiglie sui fondali dell’abisso, a volte solo piccoli frammenti dimenticati che possono essere ricomposti in figura nel corso delle trance. Non dovete pensare che ogni persona in regressione produca di primo acchito logiche sequenze esistenziali, simili a film che dipanano la propria trama. Se pure questo è possibile, a volte il lavoro di rinvenimento dei contenuti delle vite precedenti richiede un’accurata opera di ricomposizione e direi di montaggio. Talvolta riaffiora dal tempo un viso, la cuffia di un neonato o l’armatura di un guerriero, o anche solo uno struggente senso di liberazione non direttamente collegato ad un’ immagine. E’ un’abreazione, termine coniato da Breuer che determina lo sfogo di una carica affettiva con un risolutivo effetto catartico da càtarsis , cioè purificazione, espiazione. A volte dal profondo mare emerge improvvisamente una struttura coerente e dettagliata spesso intrisa di una poesia commovente, che affiora come un regalo e che dipana in un attimo un profondo nesso karmico, come nel caso di Teresa. E’ una donna di trentacinque anni, un padre alcolista, una madre litigiosa e polemica, un fratello a lei solidale, un’esistenza coatta, ripetitiva spesa in un paese del sud Italia. Teresa scappa, si ricostruisce una vita decorosa in una città del nord, trova lavoro come operaia. Lascia al paese un amore conflittuale. Vuole entrare nella dimora di Ipnos per comprendere la sua paura di morire in solitudine. Alterna un buon livello di trance con amnesia totale a brevi intervalli di minore profondità, nei quali conserva coscienza e memoria. La porto indietro nel tempo ed inizia a raccontare: "Corro, corro veloce verso quel cavallo..." "Chi sei?" " Sono Miguel, sono arrivato per primo ho battuto tutti gli altri, gli sono saltato addosso , deve essere scappato da qualche parte , ora è mio". Teresa mi parla della regalità di questo cavallo bianco e mi dice: "Sembra uno di quei cavalli degli sceicchi, ha scelto me". Emerge il carattere arrogante e presuntuoso di questo ragazzo che afferma di essere messicano e di avere quindici anni. Più avanti negli anni quel cavallo suo unico grande amico verrà ucciso da un soldato. Miguel mi racconta: "Ci sono degli uomini, dei soldati, vogliono rubarmi Niebla, non posso fare niente, non ho armi". Il cuore di Miguel si chiude per sempre, anche quando accompagnerà in chiesa Manuelita, una ragazza profondamente innamorata di lui. Sprezzante entra nel luogo sacro, dicendo:" Indosso un abito a piccoli quadri, una camicia bianca a larghe maniche ed un sombrero ...non me lo sono tolto neanche in chiesa , non ho rispetto per nessuno, nemmeno per la casa di Dio". Manuelita gli darà tre figli , con tono sdegnoso Miguel dice" Son figli del vento, non sento la mia anima". Ora è solo ,al tramonto della vita, sulla veranda in riva al deserto messicano. " Ho una profonda angoscia nel cuore, mi rendo conto solo adesso di quanto sia terribile avere negato l’amore degli altri" mi dice " ho un profondo dolore al petto". Miguel si accascia, due persone accorrono senza piangere, vanno a chiamare il prete. " Sono fuori dal mio corpo" mi dice" lo vedo a terra e mi sembra così lontano da me ". Inaspettatamente il viso di Teresa si illumina di un radioso sorriso ed una lacrima solca la sua guancia." Perché piangi di gioia Miguel , cosa è successo?" " Il mio cavallo, Niebla è tornato dal nulla, mi invita ad andare, si impenna come una vela bianca, scuote la testa come per dire...'Vieni, sono qua'". " Cosa fai , gli monti in groppa?" " Sì , sto galoppando verso il deserto, c’è un grande sole, sto aprendo le braccia, mi sento libero...la luce è sempre più bianca...stiamo entrando nel sole". Al confine della vita, Miguel comprende di quanta ignoranza, di quanta avidya , per usare un termine sanscrito, sia stato capace lungo il corso della sua vita negando l’amore della moglie e dei figli. Questo genera, seguendo quel sistema etico universale che chiamiamo karma, il seme dell’ attuale angoscia di Teresa di morire in solitudine. Al termine delle sedute di terapia ( avrò visto Teresa una decina di volte) è lei stessa a confermarmi il raggiungimento di quel fine a cui può approdare l’ipnosi regressiva: l’apertura del cuore. Nelle sue parole prima di accomiatarsi, trovo la conferma: "Quello che ho compreso è che l’amore merita rispetto .La conoscenza della legge karmica mi ha dato la consapevolezza del valore di questo infinito sentimento. Anche se sono sola non sono più al buio, la luce viene da dentro di noi e non dobbiamo ignorarla". E’ questa luce espressione dell’Entusiasmo, da enthuziazein, essere ispirati da Dio, avere Dio dentro, è questo Salvatore (Sotér), Cristo che rinasce nel cuore di Teresa. Il fine a cui tende la psicoterapia dell’Entusiasmo è destare quel Dio sopito nel nostro cuore perché sia libero di manifestare la Sua Epifania: la felicità della danza.

Buona Vita Angelo Bona