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Angelo Bona

L'INCONTRO CON PADRE BEPPE

29 Settembre 2007

Cari amici,
oggi ho incontrato il simpaticissimo Padre Beppe a Lama Polesine (RO). Mi attendeva sulla strada con il suo cardigan blu, lo sguardo aperto di chi ha raggiunto una solida fede nell’Amore. E’ un uomo piccolo, ma massiccio, gioioso. Mi ha teso a fatica la mano destra, ricordandomi di stringergliela piano a causa dei postumi della frattura che ha subito all’inizio di agosto. Mi ha fatto accomodare nella sua casa, mi ha presentato il fratello e la cognata e ha cominciato a parlarmi del Darfur. Ho chiesto notizie di Hafiz e fortunatamente la diagnosi stilata dai medici dell’ospedale di Khartoum parla soltanto di anemia da malnutrizione, che al momento si sta riequilibrando. Deve mangiare regolarmente e a sufficienza. Mustafa di nove, dieci anni ha altri due fratelli affetti congenitamente dalla stessa sordità. Il papà è ancora in Darfur e loro vivono con la madre alla periferia della città, a 20 km dal Comboni College. “E’ molto difficile portare bambini in Italia per curarli” mi racconta Padre Beppe “perché il governo sospetta che io faccia lo schiavista o che li voglia convertire”. Mi confessa di non andare molto d’accordo con le innumerevoli O.N.G. (Organizzazioni Non Governative). A Nyala ce ne sono sessanta. Prevedono spese di gestione, chi vi opera tende a ricevere un compenso cospicuo. Se devono affittare un appartamento, lo pagano in dollari, girano in Range Rover, offrono stipendi alti ad alcuni e perturbano il mercato del lavoro. Molti sfollati sono a Khartoum e Padre Beppe si metterà in contatto con il parroco di Nyala per aiutare altri profughi di guerra. Al Comboni College si tengono corsi dalle elementari all’Università e stages brevi di inglese e informatica. Gli insegnanti però percepiscono uno stipendio molto basso e vivono in cinque in una camera. Solo due iscritti ai corsi universitari su trecento riescono a pagare la retta completa e Padre Beppe è continuamente in cerca di sovvenzioni per mantenere l’unica struttura educativa del Sudan che può portare uno studente dalla scuola primaria (elementari) all’Università. Tutti poi, mi dice, riescono facilmente a trovare lavoro.

Dal governo sono stati stipulati trattati di pace, ma c’è possibilità che la guerra con il sud riprenda per motivi prettamente economici. La sorte del Paese è appesa agli interessi stranieri. Padre Beppe mi confessa che se non ci fossero sarebbe possibile arrivare a una soluzione più in fretta. Il petrolio è la principale entrata dello Stato, è il dio del Sudan. Nel sud c’è molto alcoolismo, l’alcool rovina la gente. A Khartoum si trova tutto, si può avere anche una buona assistenza sanitaria, ma tutto ha un prezzo ed è difficile potersi permettere ad esempio un’operazione chirurgica.

Pur essendo cattolico, Padre Beppe aiuta indistintamente cristiani e musulmani. “Sono tutti figli di Dio” mi dice. Ha chiesto sovvenzioni e aiuti alla CEI, ma ogni suo progetto è stato bocciato, tranne in una fase iniziale quando sono stati mantenuti agli studi quindici studenti. Abbiamo pensato insieme di organizzare all’interno del Comboni College un centro di Pace, Cultura, Pluralismo volto alla documentazione e al soccorso dei bambini del Darfur. Esso potrà servire per raccogliere fondi sia per il sostentamento della struttura che per le emergenze dei bambini sfollati. Rimarremo sempre in contatto e quando sarà possibile, dato che sono necessari permessi difficili da ottenere, mi recherò a visitare il College.

Poi, dato che ormai si era fatto tardi e Padre Beppe doveva dire messa, ci siamo salutati con una cordiale e moderata stretta di mano, vista la dolenzia ancora in atto. Forse una piccola goccia d’Amore servirà a rendere più fertile il deserto del Sudan. Buona Vita Angelo Bona