Articolo
Angelo Bona
N.D.E. (Near Death Experiences) ED IPNOSI REGRESSIVA
18 Marzo 2005
Cari amici,
molti colleghi e ricercatori di tutto il mondo orientano il loro interesse alla valutazione delle NDE (Near Death Experiences) definite altrimenti EPM o esperienze di pre-morte. Tali condizioni si verificano in soggetti valutati clinicamente morti con attività elettrocardiografica ed elettroencefalografica assente. Senza spiegazioni che possano accontentare i canoni categorici della neurofisiologia, alcuni di questi individui ritornano in vita e descrivono dettagliatamente gli eventi accaduti in quei momenti drammatici come percepiti dall’esterno. Ulteriormente relazionano una serie di esperienze che riconoscono una base comune emozionale, percettiva e di disconoscimento dei comuni parametri spazio-temporali. I soggetti raccontano dopo l’abbandono del corpo fisico ciò che avviene nella sala di rianimazione, visioni di tunnel, percezioni di luce abbagliante fino all’immedesimazione in essa, resoconti di contatti con figure familiari. Le numerose descrizioni di entità celestiali o divinità appartenenti a varie religioni, la rivisitazione prospettica dei fatti della propria vita e l’ostinata ritrosia di ritornare nel corpo fisico sono altri elementi che caratterizzano una NDE. Gli studi di Raymond A. Moody, di Frankl e Potzel ed il meraviglioso cammino professionale ed umano di Elizabeth Kubler-Ross sono certamente un primo fondamentale contributo allo studio delle esperienze di premorte e del counseling dei morenti. "Lancet", rivista quotata scientificamente a livello mondiale pubblica nel 2001 una ricerca dell’olandese Pin Van Lommel e collaboratori, ove viene eseguito un primo protocollo scientifico su larga scala (344 pazienti) nella valutazione delle NDE. Lo scienziato inoltre avanza l’ipotesi di una "trascendenza" in cui le attività cognitive ed emotive potrebbero sussistere al di fuori del corpo fisico. Tale documento onestamente non raggiunge ancora una verifica sperimentale, ma fa comunque breccia nella scienza affermando la plausibile tesi della extrasensorialità. Un altro importante studioso che da anni si addentra con rigore nella valutazione delle esperienze di pre-morte e già collaboratore di Moody è il collega americano Melvin Morse. Nella mia prassi clinica l’uso dell’ipnosi regressiva può favorire il ripescaggio di questi momenti oltre confine. In svariate occasioni, che sto attentamente documentando i pazienti mi hanno rivelato in regressione temporale le emozioni, i vissuti, i dettagli di cognizioni appartenenti ad un intervallo sospeso tra due vite. La meravigliosa e poetica letteratura tibetana che fa del Bardo una religione conosce da millenni la verità delle NDE. S. Rinpoche ne Il tibro tibetano del vivere e del morire raccoglie questo fiume di conoscenza che valica l’angusto greto che gli uomini chiamano vita. E’ affascinante pensare che dall’Himalaya all’Olanda un arcobaleno di luce affermi le stesse verità. Ricordo una delle tante regressioni ipnotiche nelle quali mi venne descritta con chiarezza un’esperienza di pre-morte risalente ad una vita precedente, in cui un paziente identificatosi in un condottiero romano veniva trafitto da una lancia. Egli rivisse prima di tornare nel corpo martoriato percezioni di luce, colori, incontro con i familiari e stato di beatitudine frequentemente descritte nella letteratura sulle NDE. Ancora vi accenno ad un altro caso da me seguito in cui una donna, in regressione ipnotica attuale (non a vita precedente) descrive in trance una OBE (Out of Body Experience) ed un successivo stato di pre-morte. Ella mentre osservava i medici concitati avvicendarsi attorno al suo corpo dopo un grave shock anafilattico mi racconta di essere stata attratta in un vortice radioso. Se ne era andata anch’ella in un tunnel di luce, in una luminosità descritta come palpabile, nutriente e provava l’assoluta determinazione di non ritornare. E ancora ho seguito un paziente che per mesi in regressione ipnotica ha dettagliando con particolari meravigliosi tutti i passaggi del Bardo (periodo compreso tra due vite reincarnative), essendosi identificato in un giovane tibetano deceduto. Ciò che si può cogliere anche dalle trance regressive è quanto terapeutico e pacificante spiritualmente sia riconoscere in se stessi l’infinita continuazione della vita. Lo spegnersi dei dubbi e delle inquietudini esistenziali risulta il retaggio più fecondo, il regalo di luce più gratificante che la sete dell’anima possa desiderare. Se le NDE conducono i soggetti ad una ritrovata pace interiore ed a una sentita fede, non credo che ciò possa derivare soltanto da risibili suggestioni, ma da un cammino evolutivo che finalmente intravede la luce del Sé.
Buona Vita Angelo Bona