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Questo articolo fa parte della categoria: Cultura

Angelo Bona

07 Agosto 2005

Cari amici, si è diffuso sempre più il mal vezzo di chi ipocritamente nega l’antefatta provocazione, la disonestà, il dolo per poi sentirsi egli stesso offeso e vilipeso. La strategia di chi, pur essendo reo se la prende ai danni della vittima perché essa ha tentato di difendersi è sempre più in voga nel nostro Belpaese. Gli attanti della commedia sono un fariseo, un povero capro espiatorio e l’arma del delitto: l’ipocrisia. Durante il primo atto si assiste alla provocazione, alla calunnia, alla depredazione della vittima ignara. Gli si manca scorrettamente di rispetto, la si sottopone ad un mobbing spietato, le si nega il benefit della considerazione, della dignità. Le modalità offensive sono svariate, dal sottile e penetrante insulto psicologico, alla negazione di un diritto costituzionale favorito contemporaneamente a terzi, al disconoscimento di accordi presi e non rispettati. Il fariseo è sempre insincero e pronto ad allucinare una realtà di convenienza a cui alla fine egli stesso crede. Un esempio può essere quello di un formichiere convinto fortemente con un drastico yoga mentale di avere agito per il bene e per la pace di un nido di formiche che solo "fortuitamente" egli ha sterminato a suo esclusivo vantaggio nutrizionale. Altro antropomorfo bugiardo è il coccodrillo non piangente che a differenza del fratello sconsolato non finge neppure un fittizio pentimento sul corpo della preda lacerata a brani. Quasi nessuno mai confessa la svista, la pistolettata e persino gli ordigni esplosivi divengono innocui petardi ludici con i quali non si intendeva produrre una strage. Sempre lo stesso meccanismo. L'’errore lapalissiano negato e gettato a scaricabarile sulla coscienza basita di colui che ha subito il danno o la beffa. Ritengo esista una nuovo disturbo psichiatrico o forse da sempre esso è esistito e me ne accorgo in ritardo per via della sua attuale diffusione pandemica. Mi sto riferendo alla “Psicosi da Ipocrisia”, un grave disturbo della personalità da cui sono affetti sempre più numerosi soggetti. Il sintomo più rilevante è che durante la bouffée delirante il fariseo “se la racconta” negando poi persino di aver pensato una tale aberrazione. Compaiono allucinazioni visive di avi che annuiscono con il capo e uditive di defunti di famiglia che lodano apertamente il protagonista del reato. Altri meccanismi di sostegno dell’Io del fariseo sono la rimozione, la facile caduta in proscrizione del misfatto firmato purtroppo con l’inchiostro simpatico. La proiezione della colpa è come ho già detto il secondo baluardo difensivo dell'Ipocrita, che scarica il barile di sterco sulla faccia di chi ingenuamente si appropinqua troppo. Non posso dilungarmi su tutti i dettagli della “Psicosi da Ipocrisia”, ma vi posso citare ad esempio altri due meccanismi quali la negazione e cioè l’'assoluta cancellazione dell’'evento e la “formazione reattiva”. Quest'’ultima funzione di norma conclude le lettere di calunnia, di licenziamento, di minaccia, di olocausto. Tutte terminano con il celestiale e stonato “cordiali saluti” o ancora peggio con “certo di una prossima proficua collaborazione…”. Nel Belpaese è vietato rispondere alle feroci offese, è vietato dissentire, ribellarsi, difendere la propria reputazione. Oltraggiano e subito repentini fanno a loro volta le vittime. L'’italia è un paese di offesi in cui non si può trovare più un diffamatore. Non da ultimo tratto il più sofisticato dei modi di adulterare il sacro principio di verità: l’'autooffesa. Se il fariseo proprio non riesce a lavarsi bene le mani e resta imbrattato dal sangue della vittima, allora recepisce un suo fonema, una sillaba, un mantra per stravolgere i fatti acquisendo un capo d’imputazione a proprio favore. Mettiamo che la parte lesa abbia detto cadendo a terra insanguinata l’esiziale frase “Sono fottuto!”. Il fariseo potrebbe sporgere querela perché ha sentito “Sei un fottuto”. Da ultimo, solo in ordine di apparizione, l'Ipocrita usa frequentemente l'arma letale della polemica e del rinfacciamento, se la situazione sta per lui volgendo al peggio. Alza il tono di voce se ha torto marcio o se viene smascherato e contrattacca in ogni caso con argomentazioni pretestuose. Se la racconta così bene che giudica la vittima innocente che ha appena dilaniato un carnefice inevitabilmente da eliminare per legittima difesa. Il suo credo è negare l'evidenza dei fatti non perdendo mai il perenne e sfacciato sorriso. E’ molto difficile che l’Ipocrita ammetta le sue nefande gesta ed è per questo che sto studiando una nuova metodologia di confessione la narco ipnosi regressiva. (Per coloro che non comprendessero il senso ironico di questo mio articolo ammetto che ho scherzato in una percentuale del due/tre per cento. Per gli addetti ai lavori, il sostantivo "psicosi" è stato usato con un'accezione popolare e non rigorosamente clinica). Buona Vita Angelo Bona