Articolo
Angelo Bona
ARCIPELAGO TORTURA
18 Marzo 2005
Da quando i reportages hanno mostrato le efferate torture inflitte a prigionieri iracheni, una processione di autorità genuflesse e contrite sfila dinanzi ai teleschermi per esprimere stupore e rammarico o porgere le proprie imbarazzate scuse. Ogni diavolo ha per sua natura due aguzze corna, una nera coda ed un forcone con il quale strazia i dannati del proprio girone infernale. Va da sé che la guerra prevede tra i suoi atroci ingredienti: l'omicidio,la violenza, l'odio, gli interessi politico- economici, la sete di potere e non da ultimo lo spettro delle sevizie inflitte ai detenuti ed alla popolazione inerme. I supplizi della medioevale inquisizione e gli esperimenti su cavia umana dei campi nazisti testimoniano che la natura dell'uomo alberga nell'imo del proprio animo pulsioni ed istinti ferini. Dalle autorità sovietiche che hanno istituito i gulag descritti da Solzenicyn non possono essere accampate scuse, se a Kolyma il lavoro veniva sospeso soltanto quando la temperatura scendeva a 45° sotto zero. In quella geenna di ghiaccio si produceva un terzo dell'oro dell'Urss e migliaia di schiavi patirono non meno che ad Auschwitz. Dagli obbrobri del ventennio fascista risuonano le fanfare che esaltano le navi italiane in partenza per l'Abissinia e applaudono i nostri militari impegnati nella guerra d'Albania. Anche in quelle terre solatie non sempre l'Italia si fregiò del rispetto dei civili e si preoccupò dell'incolumità dei prigionieri. Ogni conflitto inizia come una banale passeggiata di conquista e con risibili giustificazioni di salvaguardia della pace e della civiltà. Così per il Vietnam come per l'Iraq, come per ogni altra area della terra ove l'industria bellica esporta e sperimenta i suoi ultimi sanguinari prototipi. La tortura è la guerra, ad ogni latitudine ed in ogni più lontana landa del mondo, dalle arene dell'impero romano, ai sequestri ed all'eliminazione silenziosa degli oppositori dei regimi dittatoriali nell'America Latina. Dubito che a Guantanamo i detenuti siano trattati secondo la convenzione di Ginevra ed è evidente che i meccanismi di vessazione in Iraq siano gli stessi dell'isola cubana. Da medico quale sono mi appare chiaro che la guerra non possa candidarsi come strumento o rimedio per estirpare il Male, poiché essa stessa è il Male. Suggerisco pertanto ai potenti della terra di astenersi da ipocriti atti di contrizione, poiché ogni bambino iracheno sa che la guerra è soltanto tortura di ogni vita.