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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

ATTIVITA' DEL SISTEMA MESOLIMBICO IN IPNOSI

18 Marzo 2005

L’ipnosi, pur essendo una riconosciuta metodica della medicina olistica la quale considera il Tutto, l’όλον un universo di parti che concorrono all’Unità, manifesta una sua personalità neurofisiologica. Essa non è sonno e nemmeno veglia, ma uno stato riconoscibile nei tracciati elettroencefalografici e nelle immagini di PET (positron emission tomography). Il tentativo oscurantista attuato dalla medicina convenzionale, che celebra le monadi della "scienza" e soprattutto gli introiti delle lobbies farmaceutiche, non è riuscito ad offuscare gli ultimi studi sulla riconoscibilità neurofisiologica dello stato di trance. Il sistema mesolimbico racconta la meravigliosa canzone di Ipnos e infastidisce i detrattori della trance costretti a riconoscerne l’evidenza e l’utilità. Vi parlerò ora della storia di una mandorla e di un cavalluccio marino. Naturalmente, conoscendomi, vi aspetterete una favoletta ironica o un divertissement surreale. No, non ho intenzione di giocare, ma di parlarvi dell’amigdala che per l’appunto in greco significa mandorla. Essa fa parte del sistema mesolimbico, un gruppo di strutture interconnesse posto sopra il tronco cerebrale. E’ la tiranna del nostro sistema nervoso centrale, presiede all’ansia, alla paura, stimola l’asse ipofisi surrenale, inibisce la corteccia prefrontale. E’ la mandorla del panico, del terrore, che naturalmente ha una sua funzione nelle reazioni di difesa, ma che purtroppo attiva nel nostro quotidiano tutte le spiacevoli reazioni riferibili allo stress. Il cavalluccio che nuota danzando nella profondità del nostro encefalo è l’ippocampo e ad esso sono attribuite capacità di memoria, apprendimento, linguaggio e funzioni olfattive. La trance influenza sia la persecutrice amigdala che il docile ippocampo il cui rapporto è espresso dalla cosiddetta bilancia ippocampale. Nello stato di ipnosi si manifesta l’inibizione dell’amigdala e l’attivazione dell’ippocampo. Ciò favorisce nel paziente il superamento delle barriere emozionali che la nostra mandorla censoria oppone al recupero dei contenuti di memoria. Vorrei però ampliare questa visione includendo anche il karma ed il serbatoio di impronte o ricordi che l’Induismo definisce karmasaya. Ritengo infatti che l’ippocampo presieda al recupero di engrammi o ricordi riferibili alle nostre precedenti vite. Comprendete allora come l’ipnosi regressiva abbia un substrato neurofisiologico riconoscibile e ancora quanto sia potente rispetto ai comuni colloqui della psicoterapia dinamica. Ulteriormente la N.I.R. (Narco-ipnosi regressiva) attenua, grazie alla sedazione superficiale che la contraddistingue, il baluardo difensivo dell’amigdala, favorendo così l’acceso all’isola del tesoro dell’ippocampo. Che strano che pochi mesi fa, prima di comprendere la funzione karmica dell’ippocampo della quale qui in data 27/10/2004 stilo formale copyright, io abbia composto una canzone dal titolo Ippocanto, che si riferisce appunto ad un cavalluccio marino. La potrete ascoltare prossimamete nelle play list radiofoniche in quanto i suoi diritti sono stati acquisiti da RAI TRADE. Credo fortemente che l’ipnosi regressiva esalti le funzioni terapeutiche della comune trance e orienti la lente sull’ingrandimento del focus conflittuale. Per questo amo da sempre quel grazioso e danzante cavalluccio di mare. Angelo Bona