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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

I networks e l'ipnosi regressiva

28 Gennaio 2006

L'Italia è un paese a basso indice di creatività. Una pervadente fobia del nuovo, della inventio dilaga tra gli spiriti pavidi di direttori di rete e di autori. Loro sono terrorizzati da assumersi la responsabilità di un progetto completamente innovativo. Così è per l'editoria e ancora per la musica, per il teatro e per qualunque forma d'arte. Intellighiotti cercatori di pepite bramano, elevando la lanterna dell'Atalanta fugiens, reperire un format, uno status symbol, una scarpa a punta, un farmaco facilitante l'eros. Una volta che la diga della moda, dell'usanza del momento cede, una valanga, una strana clonazione comportamentale si abbatte sulle popolazioni a valle. Anche un cavaturaccioli diventa arte, il volto di una mucca lo può divenire se ad esso si ricollega una percezione di esclusività, di imperdibile design. A ciò è collegato il mercato delle emozioni, che sottende a quanto esse possano far lucrare i mittenti. Dice Andy Warhol: "Fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti". Il bello, l'estetica, il senso soggiacciono alla legge del soldo ed ogni produzione "artistica" deve avere un futuribile corrispettivo di ritorno economico per essere accettata dal sistema. E' quindi più facile selezionare oggetti che abbiano già la garanzia di essere stati altrove ottime proposizioni di vendita, piuttosto che impelagarsi in pericolose innovazioni. Anche l'ipnosi regressiva non scampa a questa ferrea esigenza di costume.

Vengo frequentemente contattato da reti televisive che mi propongono la partecipazione e la collaborazione a progetti copiati da emittenti estere. Parrebbe che tra gli eschimesi dell'isola di Baffin vada di moda un programma, ove i nativi vengono indotti in regressione ipnotica asserendo di essere stati anticamente foche e trichechi. Questo estremo esempio viene da me citato a titolo di monito, poiché si sta per abbattere anche sulla nostra italietta, l'esigenza di convertire il business che si intravede dietro l'ipnosi regressiva in suggestive permormances televisive. Lo schermo non può accogliere altro che lo spettacolo. Un autore tempo fa mi chiarì che se l'attenzione emozionale del pubblico non venisse sollecitata entro un range di due minuti, il teleutente di certo cambierebbe programma, riprendendo il suo nevrotico zapping. Come fare in un clima oltranzista e religionista a non infastidire gli alti loci parlando di un tema così importante come la regressione, la reincarnazione? E' un grande dilemma, vista l'audience immensa che la terapia delle vite ed i temi spirituali ad essa connessi rappresentano. La TV, l'oggetto di culto è lì come un totem eretto in ogni camera delle nostre case pronto a sollecitare, a blandire. I bambini sembrano voler entrare nello schermo, riducendo la distanza tra essi e la realtà virtuale rappresentata. Afferma McLuhan: "...Si sforzano di riportare nella vita reale quello stesso coinvolgimento di tutti i sensi che è proprio della realtà televisiva". In occasione di un esperimento, sono state applicate ai piccoli delle head-camere Mackworth e li si è disposti dinanzi alla Tv. Queste apparecchiature sono capaci di valutare i movimenti oculari di chi viene testato. Se ne è dedotto che lo sguardo dei fanciulli non seguiva il movimento, ma che era attratto unicamente dalle reazioni emotive dei personaggi dello schermo.

Ciò fa comprendere il dilagante potere suggestivo e coinvolgente che la TV esercita su uno spettatore ignaro. Secondo i criteri della mia legge karmico-emozionale, sono le emozioni che guidano i nostri comportamenti e di rimando i nostri atti producono emozioni. Un prodotto di mercato non viene venduto perché serve, ma perché produce un sentimento che lo rende indispensabile. La TV serve per "raffreddare", non certo per scaldare gli animi per scottanti vicende politiche. E' cioè una specie di cucina a più fuochi, ove alcuni temi vengono tenuti in tenue bollore ed altri sottratti repentinamente alla fiamma e segregati in frigorifero. I mangiafuoco dei networks conoscono il potere del piccolo grande schermo e l'ipnosi regressiva potrebbe essere un tizzone ardente molto pericoloso. Perché, vi chiederete voi? Se un programma televisivo serio ed emozionale venisse confezionato, ci sarebbe il pericolo di un dilagante coinvolgimento di coscienze. Occorre quindi trattare, come son certo verrà proposto, il tema "ipnosi regressiva" nel suo aspetto spettacolare, harrypottiano, magico-surreale. Esiste un format svedese ove i soggetti-cavia vengono fatti regredire ai tempi ed alle terre in cui vissero nelle vite precedenti. Naturalmente rientra in ciò la suggestione, l'immaginario, il fantareale. Poi i "regressi" vengono destati ed accompagnati in tali luoghi, emettendo grida di giubilo e proclamandosi euforicamente sorpresi.

Non credo a queste messe in scena che stanno di certo per abbattersi sulla suggestionabile italietta, né tanto meno Angelo Bona si presterà a mistificare l'argomento. Anzi l'AIIRe ha pronta una denuncia legale che partirà immediatamente, se si dovesse utilizzare in maniera fuorviante l'ipnosi regressiva. Vi spiego perché non è credibile il format svedese. Non ci credo perché nessuno può certificare che i partecipanti non siano attori che fingono. Io mi rendo conto della filigrana di una regressione, alla stregua di un perito calligrafo di tribunale per una firma su un documento. Credo di riuscire ad interpretare l'autenticità di una regressione dopo migliaia di casi da me seguiti in ventitrè anni di onesto lavoro. In questo caso non si può garantire che i soggetti non si siano accordati con gli autori del programma. Non ci vuole nulla nel piangere di gioia davanti ai megaliti di Stonhenge o dentro una piramide egizia.Più difficile è ammansire un cobra con uno zufolo per chi afferma di essere stato un incantatore di serpenti. Volendo però il soggetto potrebbe allenarsi per mesi, se le esigenze di copione lo richiedessero. Questa però è emozione fruibile, vendibile come una favolona per adulti bisognosi di immaginario. Non inficia gli equilibri di potere o di religione, tanto è surreale e può essere riscaldata come una minestra su uno dei fuochi della cucina dei networks, auspicando un ottimo ritorno di economie e di audience. Credo che il Bona sia destinato esclusivamente ad una vita da Abate Faria e ad esprimersi su internet, ove per ora si possono pubblicare pareri in libertà di pensiero e di mercato. Se dovesse esserci al mondo un gruppo editoriale o un network che voglia partire da zero, potrei essere pronto a collaborare. Ma se vedrete mai la faccia di Angelo Bona esposta come autore di un programma televisivo, state pur certi che il format nella fattispecie sarà una cosa seria.

Buona Vita Angelo Bona