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Angelo Bona e Marina Tuveri

L'educazione alla violenza

16 Aprile 2005

Una madre preoccupata mi avverte con sconcerto che i suoi due figli di sei e nove anni assistono ogni sabato sera sullo schermo televisivo ai feroci combattimenti dei mitologici e parimenti orridi lottatori del wrestling. Seguo la paziente in psicoterapia da quasi un anno e le confesso la mia ignoranza di fronte a quella parola fino ad allora sconosciuta. Mi dettaglia allarmata che ciclopici lottatori, giganteschi atleti se le danno di santa ragione sul ring televisivo davanti agli estatici ed euforici occhi dei suoi due bambini. "Matteo, il più grande" mi racconta "conosce tutte le celebrità di questo circo della brutalità, legge su internet i profili dei suoi eroi, esalta le loro gesta e mima le smorfie ed i colpi segreti dei suoi idoli....". Rimango sconcertato nell’apprendere che l’industria della violenza si rivolge ora ad un pubblico di innocenti, all’infanzia ed alla prima adolescenza. Il wrestler è di norma corpulento, sadico e senza regole; può attingere a piene mani alla rabbia primordiale che sfoga nell’istintualità con calci, pugni e testate. Catapultati dalle elastiche corde del ring, i giganti divengono proiettili di muscoli e ossa che si abbattono come uragani sull’avversario demolendolo, vessandolo, deridendolo. Ray Misterio, Big Show, John Cena sono alcuni rambo della westlmania e le loro maschere terrifiche esaltano i già inquietanti atleti. Il wrestling è un fenomeno di grave degrado dei codici sociali, delle norme del rispetto e dell’educazione. Ammantandosi di innocua fiction, di mimesi della lotta all’ultimo sangue, questa aberrazione viene venduta come ludo sul ring del Madison Square Garden ed ora anche nel nostro Pala Malaguti, qui a Bologna. Le prevendite hanno incenerito i biglietti e migliaia di piccoli aspiranti wrestler affolleranno le gradinate in trepida attesa di rivedere il proprio idolo umiliare il rivale. Non ci si meravigli poi che gli stessi bambini manifesteranno ed esacerberanno nei confronti dei genitori e degli operatori scolastici disturbi oppositivi provocatori a causa dei quali contenderanno il loro primato di prepotenza. L’indice di ogni neuropsichiatra infantile, di ogni psicoterapeuta deve essere rivolto contro i genitori irresponsabili che con grave colpa indulgono in permissività foriere di drammatiche conseguenze. La condanna deve essere unanime da parte di network che non certo mossi da nobili ideali antepongono il proprio opportunismo ad una sana responsabilità. Non ci si meravigli se questi bambini saranno in un vicino domani degli psicopatici pronti con sadismo a menare negli stadi. Meditiamo, meditate...gente.