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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

L'ipnosi regressiva e la meditazione: due sorelline benefiche

28 Agosto 2006

Ritengo l'ipnosi regressiva e la psicoterapia karmica complementari alla meditazione. Non tutti i pazienti che incontro in studio sono idonei a sviluppare concentrazione e rilassamento indispensabili per percorrere le vie del Sé. Soggetti fobici, inquieti o con un'ideazione ossessiva, se pervasi da una forte tensione interiore, stentano persino a mantenere una volta distesi un'opportuna immobilità. Alle volte anche l'ipnosi è controindicata su pazienti troppo ansiosi, su cui è opportuno un iniziale tempo psicoterapeutico e in alcuni casi di sedazione che favorisca una condizione minimamente accettabile per orientarsi ad una futura trance.

Ricordo una paziente che aveva estrema difficoltà ad esempio a mantenere gli occhi chiusi ed un altro che riprendeva di scatto la posizione seduta soggiogato da un'incontenibile angoscia interiore. Vorrei che sapeste che alle volte concedo al paziente di camminare avanti e indietro nello studio se mi viene richiesto, per favorire lo scarico della tensione interiore. Come poc'anzi ho accennato anche un'ideazione ossessiva conseguente ad un abbandono affettivo, a un lutto, a una conflittualità ipocondriaca inficia qualunque possibilità di accesso immediato alla trance e ancor più alla meditazione. Bisogna stare sufficientemente bene per continuare con disinvoltura a ripetere mantra cadenzati o meno al respiro o ma anche per disporsi con credibilità ad un approfondimento di trance. Su questo genere di  pazienti fortemente condizionati da disturbi d'ansia generalizzata o da un disturbo da attacchi di panico, tendo inizialmente a proporre una fase psicoterapeutica senza l'uso della trance e all'occorrenza intervengo con minime dosi di farmaci serotoninergici. Naturalmente se è possibile prescrivo preparati naturali, tipo gli utilissimi Fiori di Bach ed i rimedi  omeopatici. Nei casi ove la fitoterapia non riesca a conseguire apprezzabili risultati, devo optare per gli inibitori della ricaptazione della serotonina, dei quali ho una  consolidata esperienza.

Ho notato come i dosaggi imposti dalle case farmaceutiche siano spesso al di sopra di una corretta posologia individuale. Utilizzo magari su un paziente quattro o cinque milligrammi di farmaco, mentre nel bugiardino è consigliato un dosaggio dieci volte superiore. Un farmacologo di una nota casa che non nomino, perché non voglio finire nell'area 57 del Nevada e mi piace tanto correre libero sulla rena, mi disse: "Lo so anch'io, Bona, che i dosaggi sono esagerati, ma con la tua smania delle posologie individuali e delle micro quantità ci fai fallire tutti. Tra l'altro gli esperimenti che facciamo sono svolti su cavie e comprenderai che il cervello di un topo, eccetto alcuni casi particolari, non ha l'identico numero di neuroni di un essere umano". Sempre per non finire dove dicevamo, in cui peraltro non potrei usufruire della miscela di caffè mia preferita, non vi dirò il nome di questo esimio studioso, ma la realtà di per sé è tragica.

Siamo bombardati da tonnellate di composti chimici, di cui nella maggioranza dei casi non si conoscono con certezza gli innumerevoli effetti collaterali. Ritornando ab ovo, che non dovete interpretare come un vov ma nel senso di recuperare il discorso perduto, nella prima fase ove mi trovo di fronte ai molto molto nervosi, talvolta necessita per accedere alla trance un minimo dosaggio di sedativi o di serotoninergici. Inoltre alcune sedute di psicoterapia di sostegno e di messa a proprio agio dei pazienti sono un'adeguata propedeutica al lavoro di trance regressiva. Un corpo contratto, teso come una corda di violino, una respirazione superficiale interrotta da profonde e scoordinate inspirazioni, il piedino che si muove nervoso, il riflesso di deglutizione che continua imperterrito a disturbare, sono tutti elementi obiettivi che perturbano la fase di induzione. Quando finalmente il paziente riesce ad approdare ad un accettabile rilassamento si può pensare all'ipnosi e al suo successivo approfondimento. Non crediate che questa fase di detensione necessiti di un tempo particolarmente prolungato, ma occorre che sia chiaro che questo si protrarrà fino a quando non valuti l'idoneità al trattamento. Finalmente ora si possono cercare di dipanare i conflitti profondi e le tematiche karmiche del soggetto tramite l'ipnosi regressiva. Mano a mano che si risolvono fondamentali nuclei di tensione karmica e si liberano risorse emozionali e creative, il paziente diviene sempre più capace di meditare.

Quindi la trance e la meditazione ritengo siano assolutamente complementari: la prima facilita la seconda e viceversa. Tutti noi abbiamo sentito parlare di questa pratica, molti vi si dedicano da anni seguendo diverse scuole di pensiero. C'è chi segue un mantra cadenzato col respiro, chi invece lo dissocia dalla frequenza respiratoria. Vi sono discipline orientate all'osservazione di esso, del battito cardiaco, le tecniche dinamiche di alcuni simpatici e originali maestri. Forse esisteranno nel mondo migliaia di varianti, ma tutte cercano di condurre l'anima sulla strada del Sé, la rivolgono all'interno ove pulsa e sorge l'Uno. Durante l'esperienza di channeling vissuta tramite Davide, mi è stata insegnata dalla Guida la meditazione cristica. Se fossi stato induista mi avrebbe educato alla meditazione shivaita e così se fossi stato buddista, nativo americano, azteco, maya mi avrebbe nutrito con i simboli affini al mio cuore. Non esistono religioni, ma soltanto uomini che le immaginano. Credo che la meditazione rappresenti le ali autentiche dello spirito, al di là della modalità e della forma in cui viene praticata. La mia metodologia psicoterapeutica, l'ipnosi regressiva e il sorriso, sintomo di gioia di ogni realizzato percorso, confluiscono in tale pratica ed entrambe si orientano alla consapevolezza dell'Uno.

Buona Vita Angelo Bona