Articolo
A.I.I.Re.
La medicina naturale come risultato di una cultura vitalistico-energetica.
21 Marzo 2005
L’aspetto senza dubbio innovativo di modelli di medicina e di salute che la storia di culture passate ci ha tramandato è l’inserire l’uomo in un mondo di cui è parte integrante e in cui interagisce con le energie del cosmo e della natura. E’ ironico oggi pensare proprio che questa grande intuizione sia una delle cose che modernizza queste culture al cospetto delle nostre concezioni mediche moderne che solo ultimamente stanno accettando ( e molto a fatica) questo concetto-cardine. Non si può isolare l’uomo e la malattia che presenta ( sia essa fisica, emotiva) dal contesto sociale, naturale , energetico in cui vive ed è stata creata. La grande modernità del passato sta proprio nel ricondurre la vita stessa ad un divenire univesale in cui l’uomo è immerso e in cui vive e pulsa. Le filosofie antiche non concepivano la casualità degli eventi, ma al contrario riconoscevano il divenire delle cose come il risultato di un tessuto di interazioni molto precise e specifiche. Non solo in ambito medico erano mossi da questa concezione, ma tutta la loro cultura e la vita quotidiana si muoveva con questa filosofia. Proprio qui sta la schizofrenia odierna, cioè questo grande riscoprire le medicina olistica, questo grande rifiorire delle medicine naturali, viene vissuto alla maniera consumistica moderna, cioè solo e (quasi) unicamente come un veicolo di vendita e di lucro. Qui sta lo sbaglio e qui iniziano i limiti e la non fattibilità della cosa, come dire ...questo ci va bene perchè ci serve ( a vendere, a guarire o a che so altro) il resto buttiamolo pure perchè non va bene, perchè frutto di stupide credenze e di concetti superati... Come dire che il modello naturale va bene finchè cura e risolve i problemi in cui oggi la nostra medicina molecolare fallisce, ma sbaglia quando parla di cosmogonia, di energie della natura, di filosofia trascendentale... dimenticando che tutto nasce dallo stesso assunto, dallo stesso nucleo di pensieri-madre... Il nuovo-antico concetto di medicina naturale ( o medicina olistica, medicina complementare, alternativa) si basa sul considerare l’uomo un nucleo di interazioni energetiche e la malattia come uno squilibrio energetico avvenuto per alterazioni emotive, alimentari o di vita. Nulla di più....questo il cardine che muove la medicina naturale che è solo un ramo di un albero molto più grande, la scienza e la filosofia naturale. L’uomo è ,come microcosmo, un piccolo nucleo energetico che vive e interagisce con il grande macrocosmo ( nucleo energetico) che è l’universo, ed entrambi rispondono alle stesse regole, alle stesse spiegazioni; da qui l’assunto che la malattia va curata tramite le stesse regole che stanno alla base delle energie della natura e del cosmo. Per cui conoscere ad esempio l’alternarsi delle energie nelle varie stagioni aiuta a curare una malattia perchè anche nel corpo si ha lo stesso processo energetico che vediamo nella natura, ancora ad esempio l’equilibrio tra opposti ( aria terra, fuoco acqua) si rispecchia ugualmente nel corpo ed ogni malattia può essere interpretata come un disequilibrio tra queste energie opposte e complementari insieme. Per questo in un concetto vitalistico in cui tutto ciò che esiste è frutto di un disegno armonioso e perfetto è ovvio che la natura con le sue erbe, con i suoi minerali ed anche gli animali siano visti come fonte di energia atta ad equilibrare i vari scompensi che si manifestano nelle malattia. Per noi immersi in un meandro conoscitivo completamente diverso, quello della nostra cultura casuale-materiale-meccanicistica, questi concetti potranno sembrare strani o folli, e qui vorrei specificarlo molto bene non si vuole dichiarare vincitrice questa o quella medicina, perchè semplicemente non vogliamo lanciare strane competizioni tra culture diverse ed epoche storiche diverse. Vogliamo proporre non solo una mera e semplicistica "cura naturale"per il mal di schiena e per il raffreddore, ma un modello di conoscenza naturale in cui la medicina è un tassello che non può e non deve essere isolato dalla cultura che lo ha prodotto e dai concetti filosofici che la hanno dedotta.