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Questo articolo fa parte della categoria: Parapsicologia

Angelo Bona

La metapsichica della trance

10 Aprile 2005

Il termine di uso corrente, ipnosi, che ci serve per intendere la categoria di pensiero a cui ci riferiamo è, come ho affermato più volte, meglio sostituibile con il lemma trance. Transire, varcare la soglia, lasciarsi andare all’oceano del Sé non è a mio avviso un perdere conoscenza o coscienza, ma un approdare ad un universo altro, ove si possano manifestare e attivare facoltà non definibili come paranormali e appartenenti di diritto alle funzioni superiori del nostro encefalo. Parrebbe che solo alcuni ispirati "sensitivi" possiedano le shiddi o i carismi della preveggenza, della telepatia, delle curiose ed affascinanti facoltà della psicocinesi. Non credo che le attitudini metapsichiche siano un patrimonio degli eletti, ma dell’uomo; di qualunque uomo sia in grado di varcare gli orizzonti mentali e deterministici dello stato di veglia approdando alle isole sconosciute di territori della nostra corteccia cerebrale ancora inesplorati. Ritengo che il sestante della trance risvegli possibilità altrimenti inesprimibili che svelano un misterioso segreto: non esistono in realtà confini e separazioni dialettiche e la tesi annega la sua boria nell’oceano dell’antitesi. Ogni verso conduce a quella sintesi, a quella reductio ad unum che Ermete Trismegisto scrive sullo smeraldo con lettere dorate. Un Bona hegheliano? Un Bona teurgo? No, credo soltanto un po’ ispirato dalle tante riprove dell’advaita, dell’illusorietà dialettica della realtà. Se io divengo te o sono te, se io vedo me stesso nella sofferenza del Cristo deposto, se sono in grado di identificarmi in essa elido la distanza tra il percepiente e il trasmittente e la trance diviene amore. Renè Sudre descrive il caso della signora Piper che cadeva in una profonda trance sonnambulica che le permetteva di varcare lo iato della coscienza di veglia e di attivare facoltà di telescrittura e di far affiorare personalità latenti. "Le si imporporava il viso" scrive Sudre "lo sguardo le diventava fisso. Poi le si tendevano i muscoli, la bocca le si torceva, gli occhi si stravolgevano. Infine sopravveniva una specie di svenimento che indicava l’entrata in trance vera e propria (trance proper), in cui perdeva coscienza di sé e dell’ambiente che la circondava"(1). La trance può naturalmente condurre ad una deconnessione dal mondo esterno assoluta, come nel caso della Piper, o parziale e cioè ad uno stato ove realtà metapsichica interiore e percezione del mondo esterno coesistono. Noto come nel caso ora descritto, il soggetto non abbia manifestato un quadro patologico riconducibile ad un disturbo dissociativo dell’identità o disturbo da personalità multipla. In quest’ultima condizione più identità coesistono nella veglia in un solo soggetto con un’ alternanza di esse. La Sig.ra Piper invece accedeva solo in trance ai suoi "alter ego" con una modalità del tutto fisiologica, riacquisendo la sua personalità stabile una volta risvegliatasi. Molti sono i fenomeni "paranormali" a cui ho assistito in tanti anni di ipnosi, dalla telepatia, alle O.B.E., o esperienze extracorporee, ma voglio raccontarvi un evento che mi lasciò perplesso riguardante un caso di preveggenza. Accadde durante una trance che una paziente entrasse in contatto con un’entità guida; l’evento si manifestò spontaneamente e non indotto da mie sollecitazioni al channeling. Tale spirito si qualificò come un curandero peruviano, mi narrò di vivere ai piedi delle Ande e di praticare la "medicina del messaggio". Disse che Marta, che in quel momento era divenuta paziente di se stessa, doveva essere urgentemente visitata da lui. Vidi la paziente in trance auscultarsi il polso, sfiorarsi la fronte e palparsi l’addome come durante una comune visita medica. Quando giunse a sfiorarsi la tiroide sancì categoricamente: "Esiste un piccolo chicco nero, un seme che deve essere tolto al più presto". Sapevo dall’anamnesi di Marta della presenza di un nodulo tiroideo benigno che i colleghi tenevano sotto controllo. "No" mi redarguì il curandero "il messaggio è che esiste un altro piccolo seme nero che altrimenti germoglierà". Marta si riprese dalla profondità della trance e non ricordava lo sdoppiamento di personalità avvenuto. Senza inquietarla le consigliai di svolgere accurati esami del nodulo. La diagnosi confermò un carcinoma annidato all’interno della sua neoformazione. Che meraviglia avere dentro di sè un Dio che sempre ci osserva e che spesso misericordiosamente ci cura! Buona Vita Angelo Bona Note: 1. Sudre R., Trattato di parapsicologia, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1966, pag.156.