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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

La monade karmica emozionale

11 Ottobre 2005

Cari amici dell'A.I.I.Re.,
la parola “monade”, in greco μονάς (monás) significa uno, singolo, unico. Il primo filosofo che ne parlò fu Giordano Bruno concependola come unità vivente ed attiva rispecchiante l’essenza della Monade divina.
Leibniz, più che ispirandosi al suo predecessore, considerò anch’egli questi “atomi spirituali”, non ulteriormente divisibili ed assoggettati alle leggi armoniche universali. Egli afferma che ogni monade possiede un diverso grado di consapevolezza delle altre unità e di Dio ed è proprio attraverso questa percezione che “le unità dell’Essere" tendono alla perfezione assoluta.
Leibniz fa coincidere l'attività interna della monade con la percezione, ossia con la rappresentazione che essa si forma di ciò che avviene nel mondo. Egli concepisce questa goccia dell'Essere “un punto di vista sull' universo” o “uno specchio dell' universo”.

Nel suo linguaggio metaforico, il Filosofo approda al concetto che la monade non ha finestre, cioè è animata da una sua propria dinamo e da una percezione autoreferenziale di cui è essa stessa consapevole a diversi gradi. Faccio mia questa tesi arricchendola del concetto indiano di advaita, che significa superamento di ogni dialettica, poichè ritengo che la monade sia separata e unita al contempo e che la sua finestra sul mondo sia contemporaneamente chiusa ed aperta.
Essa muta continuamente da una “sensazione” all'altra, presentando quindi stati cangianti e gradazioni percettive differenti. Ciò che la obbliga a questa incessante crescita di consapevolezza é uno sforzo interno, anch’esso manifestazione della sua attività, che Leibniz chiama appetizione (appetitus).
Essa ha cioè fame di Dio, è mossa e muove verso l’estuario da cui si sente lontana. Potrei parlare di una sorta di “gradiente percettivo spirituale”, ma è meglio che non complichi la già intricata mia ispirazione mattutina.
Come si lega questo cappello filosofico alla mia legge karmica emozionale ed alla legge di conservazione karmica dell’emozione?

Considero che il motore immobile dell’atomo spirituale sia la DINAMO KARMICA che obbliga senza lasciare adito ad arbitrio ogni monade-anima alla crescita della coscienza dell’Assoluto. Il che significa che ogni unità a mio parere percorre la propria evoluzione secondo una legge di causalità karmica.
Questi “grani d’Essere” si emozionano ed attraverso i loro percetti si orientano dalla tenebra alla Luce.
Leibniz non parla d’Amore, che strano! Ma non è ovvio che ogni monade tenda verso l’oceano del Samadhi? Dell’Assoluta partecipazione all’infinita Gioia di Dio? Quale “appetito” più grande si può immaginare se non l’ immanente sete d’Amore di tutte le infinite particelle dell’Essere?
Ogni granello di sabbia è destinato a divenire un atomo di luce poiché è solo l’Amore il fine ultimo della nostra esistenza.
Bene, ed allora immaginate queste infinite monadi-anima pulsanti, frementi nella loro arsura quanto più distanti sono dalla grande foce spirituale. Ognuna di esse è unica, irripetibile, a diversa distanza dal delta di Luce. Ognuna di esse soffre ed il “dolore” è le perentoria dinamo che obbliga l’essere alla riunificazione con l’Essere.
Le monadi hanno una propria ETA’ KARMICA che dipende dalla qualità e dal numero di vite insite in ciascuna di esse. Secondo il mio parere queste unità di conoscenza maturano in relazione ai cicli esistenziali a cui di vita in vita hanno partecipato. Lo iato vitale consente alla monade un percorso esperienziale in cui apprende le parti del Tutto, che sono già insite in essa ma velate da un' “INCOSCIENZA INNATA”. I granelli dell’Essere sono bambini che imparano cadendo ripetute volte, cioè incrementando la propria sofferenza karmica, il successivo primato della stazione eretta. Questa maieutica avviene attraverso la partecipazione ai diversi stati emozionali che educano la cellula e l’angelo alla consapevolezza dell’Amore divino.

Le monadi più sono giovani e meno percepiscono l’UNIONE SACRA di tutti gli atomi dell’Essere. Ignorano (avydia) l’Assoluto ed albergano in esse i percetti emozionali coerenti con la primavera della Vita: l’odio, la rabbia, l’invidia nei confronti di ogni manifestazione d’Amore. Nel passaggio alla stagione dell’Estate comparirà lungo il processo evolutivo la coscienza della fragilità dell’Ego e quindi la paura, il panico. Durante i metaforici mesi di luglio ed agosto la monade percepirà l’incremento della Luce e le emozioni di Pace e Felicità, fino allo zenith del Samadhi. A quel punto si appresterà a lasciare la terra durante l’Autunno e l’Inverno per rigenerarsi a Primavera in un nuovo universo spirituale seguendo un ciclo eternamente vitale.
Le emozioni orientano ogni atomo di Dio alla coscienza dell’Amore ed ognuna di esse riverbera dalle vite precedenti seguendo il principio di causalità karmica.
Siamo quindi irripetibili, uniche monadi spirituali che l’illusione del maya separa e che la Grazia di Dio all’infinito riunisce.

Buon Amore Angelo Bona