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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

LA SOFFERENZA DEGLI ALTRI

18 Marzo 2005

E’ consuetudine per molte persone valutare di fronte alla sofferenza altrui il coefficiente di disponibilità, di investimento che di volta in volta vogliamo dedicare al prossimo. Dal tangenziale "non me ne frega niente" agli alibi di una partecipazione non partecipe, molte gradazioni di altruismo si accendono fino alla soglia della parola Amore. Qualcuno se la racconta, taluni sgamano tacciandosi per dispersi, pochi restano di fianco al capezzale dell’amico, del fratello condividendone il dolore. Se lui avesse fatto/Io farei/ma lui non ha fatto/ ed io oggi non mi impegno/. Trattasi di un sillogismo ipotetico che ben rodato, oliato e messo a lustro indulge la sospensione dell’altruismo e presta il fianco ad un menefreghismo giustificato. Gli amici si possono contare sulla punta delle dita o , come mi disse Luca, un simpatico paziente, sulla punta della lingua. La sofferenza nell’antica Ellade era causa efficiente dell’eroismo,in quanto il senso della vita era principalmente quello di divenire stoici di fronte alla pena. In ambito giudaico cristiano si compie ancora una profonda coniunctio tra la sofferenza e la colpa, tra la prima e la possibilità di una espiazione, di un martirio che conduca al cielo. Naturalmente questa terra oltre le nubi si suppone in ogni etnia e confessione essere esente dal latino dolor ed anzi prosperare di nettare, ambrosia ed angelici cora. Il patimento lo si subisce se capita di doverlo individualmente affrontare sulla propria pelle,ma lo si rimuove se la cute è quella dell’altro, del vicino, dell’amico. L’afflizione karmica del dvesa e cioè il rifuggire la sofferenza è ormai uno sport nazionale con "far finta di non vedere", "repentini cambiamenti di porticato"," alibi traballanti ma pur sempre meglio che il niente". Vi voglio raccontare di questo mio intervento chirurgico di rimozione di una protesi di metallo endotibiale e di una decina di viti e placche dalla mia gamba destra dopo un plateale volo in moto di due anni or sono. Vi racconto le mie gesta non per essere compatito o vilipeso, ma per riderne con voi, ora che tutto è superato, ma anche per parlarvi di dvesa. Non era un intervento serio. Pochi giorni di convalescenza, un litro di sangue di meno, un po’ di dolore, la riabilitazione conseguente. Immaginavo un vero pellegrinaggio al mio capezzale, avevo assistito amorevolmente così tante persone...,ho un’infinità di sedicenti amici...,avevo comunicato la notizia sul sito... Attonito vedevo le ore passare, mi sono ripreso dall’anestesia spinale, mi sentivo debole...Nessuno mi veniva a consolare, eppure ci doveva essere una scappatoia. Alle 21 finalmente una telefonata sul cellulare. La mia migliore amica, che mi dice : "Sono ad una festa, se lo sapevo che era tanto noiosa ti venivo a trovare". Ho risposto:"Spero di rompermi un’altra gamba , così ti darò una seconda chance". Il giorno dopo ho chiamato io un altro caro amico, mi ha frettolosamente chiesto se era tutto finito e se potevo ritelefonare dopo un quarto d’ora. Era profondamente impegnato, era al bar! Ho realizzato quanto avessi io dato a lui in passato e mi sono reso conto che mi aveva disonestamente abbandonato al mio destino. Vi confesso che questo karmico dvesa mi comincia un po’ a pesare contando che il suo antipode è poi una smodata richiesta di partecipazione degli gnorri allorquando la dea bendata li dimentica. Voglio invece citare uno su tutti gli amici . L’unico che non lo sapeva, l’unico che non avevo dettagliatamente avvertito. Caro Alessandro Bergonzoni che ti sei offeso perché non te l’ho detto. Caro Alessandro che mi hai detto che avresti tu stesso guidato l’autoambulanza. Caro Alessandro che sei il contrario della parola dvesa , la gente deve sapere chi sei anche nel privato, non solo un grande comico, ma una bellissima anima. Attenti navigatori dei procellosi mari della SIIR, non incappate nelle secche del diniego. Non lasciatevi sedurre dalle spire di dvesa, l’ipnosi regressiva ha sempre svelato la simmetria e la alternanza della dialettica karmica.Da parte mia non certo mi chiuderò al sordo rancore, ma continuerò ad esserci, perché sono un Druido, perché sono un medico, perché sono un Guerriero. Con affetto Angelo Bona