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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

La sorellina di Pascaline

18 Marzo 2005

Chi ricorda il caso di Pascaline descritto in Vita nella Vita, potrà facilmente rievocare la disperazione della paziente bulimica , che in regressione ipnotica assunse la personalità di una ragazzina di tredici anni . Venne rapita dagli zingari e costretta a mendicare insieme ad un’altra bambina più piccola di lei . Dovevano ballare e raccogliere le questue che la carestia impoveriva progressivamente , fino a quando la fame e gli stenti le ridussero allo stremo . Non mi dilungo nella descrizione del racconto di Pascaline , tante volte narrato in conferenze ed articoli, ma vi voglio raccontare di quanto la mia vita di medico approdi spesso a incredibili emozioni. A distanza di sette anni dall’incontro con Pascaline, seguii una donna di quarant’anni, Valeria che mi descrisse le sue difficoltà esistenziali, il suo pesante karma di persona sola a cui era sempre stato negato "un amore che nutra" , come espresse con le sue parole. Incontro spesso destini che la spietatezza di maya fa danzare in un vortice che non può sottrarsi alla spirale della sofferenza e della solitudine. Valeria è molto affaticata , svolge lavori precari, è accompagnata ad un uomo malato psichicamente , ha una madre da sempre assente, un padre deceduto quando era bambina. Manifesta una immediata disposizione alla regressione ed in trance profonda comincia il suo racconto, parlando con la voce di una bambina . Sono frequenti queste "infantilizzazioni" della tonalità durante le regressioni, ma è un fenomeno che mi lascia sempre molto sorpreso. " ....il fuoco , tutto brucia!" Mi parla con piccole frasi frammentate dal pianto e dalla paura, tra i singhiozzi continua: " Ci vogliono fare del male...sono cattivi , rompono tutto..., mamma!...mamma.... tutta la nostra casa brucia nel buio, hanno fatto male alla mamma!" " Sono insieme a te" , le dico per consolarla, ma è tutto vano, l’angoscia del suo cuore prevale, " ...avanti, non voglio che continui a rimanere in questo tempo...vai oltre! Cosa succede ancora?" " Ci portano su di un carro" " Con chi sei ? " " Sono con mia sorella più grande...papà aiuto , aiuto"! Rimasi sconcertato nell’ascoltare a distanza di tanto tempo la stessa spaventosa descrizione del rapimento di Pascaline da parte di un gruppo di zingari. Se non fosse stato per il profondo coinvolgimento emotivo e per l’esperienza che mi garantiva lo stato di trance della paziente, avrei pensato ad una simulazione. " Come ti chiami?" " Ivette" " Qual è il nome di tua sorella?" Tacque nonostante una mia seconda esortazione e non disse il nome di Pascaline , ma continuò: "Picchiano i bambini... ce ne sono tanti , picchiano me e mia sorella , dobbiamo ballare insieme, mi fanno tanta paura , sono brutti e puzzano". " Non voglio che ti facciano altro male, ti porto avanti nel tempo, di un mese, di un anno..." " Non vedo più nulla, non c’è più nulla" " Guarda meglio Ivette, cosa vedi attorno a te?" " Il cielo". Disse questa parola con un sorriso disteso e compresi che a distanza di un anno dal rapimento , si era già trasposta in una dimensione di etere raggiungibile valicando quel cancello, da altri chiamato morte. Vi erano nel racconto di Ivette incontestabili indizi che mi riconducevano alla vita di Pascaline e mi rendevo conto che il mio studio poteva divenire un punto in cui rette esistenziali divise si potevano incontrare. Valeria si destò molto frastornata a causa delle forti emozioni provate ed impiegò una mezz’ora per riprendere contatto pienamente con il presente. Ricordava frammenti di trance intervallati da spazi di amnesia, che colmai raccontandole quanto era accaduto. " Da sempre" , mi disse," ho la sensazione di aver perduto una persona cara, una sorella e di doverla incontrare di nuovo. " Riuniremo Ivette e Pascaline al più presto nel mio studio, te lo prometto, vorrei farvi ritrovare", le dissi. Si commosse dicendomi che aveva bisogno di un po’ di tempo per affrontare una esperienza così coinvolgente, ma che sarebbe ritornata per chiedermelo. Credo fermamente che le nostre vite restino unite per sempre alle vite di coloro che amiamo , anche se per periodi o iati esistenziali i nostri corpi fisici possono perdersi. Brian Weiss cita diversi casi di "ricongiungimento" di anime che l’amore fa ritrovare , come nel caso di Anthony ed Ariel o dell’amore karmico di Elizabeth e Pedro.(1) Spiritualmente l’amore non muore e non rinasce , ma continua ad unire le anime oltre i confini del tempo e della vita biologica. Valeria mi richiamò a distanza di pochi giorni dicendomi che voleva incontrare Pascaline , ma che lo avrebbe fatto solo quando la sua attuale sofferenza fosse stata risolta . Non voleva arrecare danno o inquietudine alla amata sorella. Aspetto di poterle ricongiungere , quando il karma le lascerà riprodurre l’armonia di quel sentimento sconvolto da quel tragico rapimento. Nella mia professione incontro vite che un rapporto più antico ha unito e reso famigliari e questo a volte si riflette coinvolgendo la mia stessa esistenza. Più volte è capitato che durante le regressioni i pazienti mi si rivolgessero con una inaspettata familiarità svelando l’unione che nell’oceano ci legava , prima di attraversare lo stretto dell’attuale mare . Dott. Angelo Bona Note: 1) Brian Weiss, Molte vite, un solo amore, Mondatori Editore, Milano, 1997.