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Questo articolo fa parte della categoria: Ipnosi Regressiva

Angelo Bona

La struttura del Paradiso

27 Maggio 2005

Le cronache dei giornali pullulano con sempre maggiore frequenza di efferati delitti, di omicidi perpetrati spesso ai danni di vittime inermi e purtroppo di innocenti bambini.
La Psichiatria riconosce e classifica strutture di personalità patologiche e parla di un Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) definito dal DSM IV TR “ …un quadro pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti degli altri che si manifesta nella fanciullezza o nella prima adolescenza e continua nell’età adulta”. La suddetta patologia è anche definita “psicopatia”.
La disonestà e l’atteggiamento manipolativo sono paradigmi del Disturbo Antisociale di Personalità. Per stilare una diagnosi il soggetto deve avere compiuto diciotto anni, deve avere nell’anamnesi già manifestato un Disturbo della Condotta prima dei quindici anni. Quest’ultimo disordine prevede la ripetizione di comportamenti di violazione dei diritti sociali e dei principi morali appropriati all’età. Si annoverano aggressioni a persone o animali, distruzione di proprietà, truffa, furto ecc. Il comportamento antisociale continua nell’età adulta e i soggetti non riescono a integrarsi nella legalità. Sono in genere orientati senza scrupolo a ottenere denaro, sesso e potere. La menzogna e la simulazione si accompagnano all’impulsività e alla subitaneità di appagamento degli impulsi. La decisione è repentina, senza valutazione delle conseguenze dei propri atti. Tali soggetti sono fortemente aggressivi, irritabili, violenti e persino poco attenti alla propria salvaguardia, oltre che a quella degli altri. Uno “psicopatico” tende alla guida pericolosa, all’uso di droghe e naturalmente produce incidenti a catena. E’ irresponsabile nel lavoro, nelle attività finanziarie, nell’educazione dei figli, nel mantenimento di un ruolo sociale o familiare. Non prova rimorso di fronte ai crimini compiuti, mancando di empatia e manifestando indifferenza per la vittima, per il danneggiato, derubato o attaccato. Può sfruttare impunemente persone dipendenti, ad esempio in relazioni sessuali, divenendo anche favoreggiatore della prostituzione. Finisce molto spesso in istituti penali per truffe, incidenti, omicidi.
Il Disturbo Antisociale di Personalità è comune tra i consanguinei di primo grado, è quindi un disturbo familiare. Studi attuali instaurano un rapporto molto stretto tra la malattia mentale e la criminalità e sostengono che la prima favorisca generalmente la seconda.

Sembra che la stragrande maggioranza dei criminali sia strutturata geneticamente, cioè abbia una predisposizione biologica alla violenza e che l’aspetto affettivo-ambientale di deprivazione d’amore o di violenze subite non incentivi altro che una potenzialità innata.
Non sono io Angelo Bona che dico questo, ma a ciò approda la ricerca dell’ultimo decennio della psichiatria.
Nel 2002 all’Università del Wisconsin è stato studiato sul topo il gene MAOA e si è valutato che l’assenza di esso determina un aumento incontrollato di aggressività. Uno studio successivo condotto su 442 giovani maschi che manifestavano tendenza a violare le leggi sociali ha riscontrato che essi possedevano una variante del gene MAOA. Per così dire ciò determinava un mal funzionamento congenito e determinava la degradazione di due neurotrasmettitori, serotonina e dopamina che si mantenevano su livelli abnormemente elevati.
Un campione di soggetti invece che presentava identica alterazione genetica, ma che a differenza del primo gruppo campione non era stato sottoposto a violenze o abusi, tendeva a non manifestare comportamenti criminosi. Va da sé che la conclusione porta ad una coerente ipotesi, cioè che è l’interazione tra un difetto genetico di base e un ambiente sociale condizionante e slatentizzante a favorire il crimine.

Esiste anche una prospettiva neuro-anatomica che assegna agli ormoni sessuali la capacità di favorire atti violenti. Bowlby nel ’52 compì una ricerca su soggetti psicopatici rilevando un’alta incidenza di rifiuto familiare nei soggetti che manifestavano il Disturbo Antisociale. L’esordio dei sintomi antisociali sembra innescarsi più precocemente e frequentemente nei maschi, mentre le femmine risultano più tardive. E’ indubbio che un fattore ambientale o affettivo può essere condizionante, ma ad esempio più del 50 % degli esaminati con Disturbo Antisociale manifesta tracciati elettroencefalografici anormali, ciò si ritrova ad esempio in uno studio del Centro Medico della prigione federale della Pennsylvania condotto da Ostrow.
Stafford Clark scoprì che il 45% dei criminali presentava nelle anamnesi episodi epilettici. Ogni parte dell’encefalo è stata studiata, come l’ipotalamo, per valutare i comportamenti violenti. L’attenzione di alcuni studi si è concentrata sulla corteccia frontale e nell’Università della California Adrian Raine ha dedotto con la PET (Tomografia a emissione di positroni) che i criminali posseggono una corteccia frontale che non inibisce gli impulsi aggressivi provenienti dal sistema limbico.
Non ho intenzione di tenere una lezione di neurologia e non sono nemmeno un criminologo, ma ho la netta convinzione che i fattori genetici, biologici e la struttura di personalità congenita siano determinanti nella propensione al male. Allora mi chiedo: quale gradiente di libero arbitrio può avere uno psicopatico? Hanno già una predisposizione all’inferno un Izzo, un Vallanzasca, un Totò Riina? Quale giustificazione può addurre la morale cattolica all’esistenza di individui già programmati geneticamente alla geenna, dalla quale invece risultano esenti i rappresentanti della “fraterna societate”, la gente cosiddetta retta e proba? Come può Dio aver permesso la nascita di uomini già condannati all’eterno fuoco, se è animato da infinita misericordia d’amore?
Quando si pensa al mostro, credo si debba smettere di valutarlo come demone, come essere il cui arbitrio ha scelto il male. Il male è la malattia biologica, psichiatrica, è una tappa di un’evoluzione spirituale ancora acerba. Come esistono delle malformazioni organiche congenite, così parimenti si manifestano alterazioni psicologiche e animiche. Il censore cattolico risponde che comunque hanno una sola vita per redimersi e per uscire dal peccato. Credo che se ciò fosse vero esisterebbe un’infinita ingiustizia e antidemocraticità dello spirito che separa gli eletti dai reietti, i santi dai Disturbi Antisociali di Personalità. Rispettiamo questi nostri fratelli malati, raccogliamoli dalla strada e dai loro bui nascondigli. Occorre che vengano separati da una società che si propaganda civile e mantenendo la loro dignità di uomini, che vengano messi in condizioni di non nuocere a sè e agli altri.
Il criminale, l’omicida, il pedofilo sono esseri malati, deprivati della linfa dell’amore. Vanno favoriti nel non permettere loro di reiterare l’errore, l’oscurità, il karma.
Origene affermò che per ogni essere del creato Dio ha predisposto la futura salvezza (apokatastasis), la restaurazione e riconciliazione in Lui: angeli, uomini, ma anche peccatori, dannati, demoni.
Proprio per discutere tale tesi l’imperatore Giustiniano indisse il Concilio di Costantinopoli nel 543 d.C. e tentò di recuperare le redini delle controversie religiose per dividere i santi dagli empi e riedificare l’inferno pronto ad accogliere in eterno i peccatori.
E’ terribile questo sillogismo della dannazione perpetua che non tiene conto della malattia mentale, della condanna genetica, della deformazione psicobiologica. Eretico è quindi il reprobo messo al rogo dall’Inquisizione, senza indulgenza, senza perdono, senza cauzione.
Per fortuna che il Cristo credeva nell’apokatastasis quando ha graziato dal karma il ladrone pentito che di certo potremmo paragonare ad uno psicopatico ante litteram.

Credo che il male sia un fiume destinato a sfociare dopo il corso dell’evoluzione nell’oceano dell’Amore. Siamo stati tutti Caino, Giuda, Barabba prima di aver sconfessato l’ignoranza di trenta monete d’argento condotti dal vento della evoluzione. Siamo stati tutti il karma dell’ultimo degli uomini prima di esserci purificati nelle vite dalle tenebre della nostra primitiva coscienza.
In questo mondo di colombe e di ipocriti buonismi non è giusto che un medico che si dedica al recupero delle anime disorientate non vi induca ad una profonda riflessione: ricordate che i mostri siamo o siamo stati tutti noi.
Il Disturbo Antisociale di Personalità non è curabile se profondamente radicato, ma penso che Dio abbia in serbo una piccola briciola di cielo anche per chi per malattia mentale ha commesso i crimini più efferati.

Buona Vita Angelo Bona