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Maura Menozzi

BELTAINE, LA FESTA SACERDOTALE

18 Marzo 2005

Beltaine in irlandese, Belotenedos in gallico, Beltan in bretone moderno: tutti questi nomi contengono la radice "bel" che significa luce brillante. E’ essenzialmente una celebrazione di rinnovamento del fuoco e come tale dedicata a una divinità solare; letteralmente significa infatti "il fuoco di Bel" o Belenos il Dio "Brillante". Celebrata tradizionalmente la notte precedente il 1° maggio, secondo l’antico calendario semi-lunare corrispondeva in realtà alla "luna d’aprile" di primavera che nell’anno in cui ci troviamo apparirà in cielo proprio questa notte del 16 aprile 2003. Terza festa dell’anno celtico, seconda per importanza dopo Samain, è la festa di mezzo dell’anno e inizio dell’estate; simbolo di luce, introduce all’universo diurno in opposizione al mondo notturno di Samain. Considerata la festa del centro temporale e spaziale, in occasione della sua celebrazione gli appartenenti ai vari clan si riunivano nei centri di culto più importanti, i mediolanon. La sua importanza è evidente in quanto i principali eventi della mitologia celtica coincidono con questa epoca: i Tuatha Dé Danann, primi occupatori dell’Irlanda "Presero il largo con tutte le barche e dopo tre giorni, tre notti e tre anni approdarono nella grande e vasta spiaggia di Trach Muga presso gli eroi dell’Ulster, il lunedì della prima settimana di maggio". Dopo l’approdo essi bruciarono le loro navi, avvolgendosi poi in una nube druidica per non farsi scoprire(1) . Consacrata alla terza funzione, Beltaine è la festa sacerdotale per eccellenza. Il suo elemento essenziale è infatti il fuoco, fuoco benefico, considerato l’elemento druidico per definizione, anche se in realtà per i druidi gli elementi fondamentali erano solo tre: aria, acqua e terra; il fuoco era la loro trasformazione e la manifestazione dell’energia in essi contenuta. Beltaine era perciò la festa dei druidi, i signori del fuoco, a cui spettava l’assoluto ed esclusivo compito di celebrarne il simbolismo. Un esempio fra tutti, il druido irlandese Mogh Ruith, il cui nome significa Figlio della Ruota che lo fa associare ad un’antica cerimonia in cui si faceva rotolare una ruota infuocata da una collina, aveva poteri straordinari fra cui quello di controllare il fuoco. Nei loro rituali i Celti, più di qualsiasi altro popolo antico, diedero al fuoco il significato di Azione pura, il segno della metamorfosi dell’energia cosmica. Attraverso di essa tutto si trasforma e tutto tornerà ad essere come prima, la morte e la rinascita. La Festa di Beltaine celebra appunto questo concetto di rigenerazione. E’ una vera e propria epifania: il segnale del risveglio attraverso l’energia manifesta, la prova che dalla morte scaturisce la vita. Secondo la tradizione, sulla collina sacra, il nemeton, veniva acceso al centro un grande falò con legni di tasso, quercia e betulla mentre altri quattro più piccoli delimitavano l’area ai punti cardinali. Nove guerrieri e nove scudieri, giravano nove volte attorno alla quercia più grande dedicata a Taranis l’Asse del Mondo, cantando un inno selvaggio in onore del Dio Kamulos, divino guerriero, chiedendo protezione per i raccolti, gli animali e gli uomini dalle influenze degli spiriti maligni. La notte di Beltaine era infatti considerata una sorta di star-gate attraverso il quale demoni e streghe dell’Altro Mondo potevano entrare in contatto col quello cosiddetto reale. Il suo equivalente nei paesi germanici è infatti la notte di Walpurga in cui si danno convegno le streghe. Il rituale prevedeva perciò anche di far passare attraverso due falò il bestiame, appunto per purificarlo dagli spiriti maligni che potevano averne preso possesso e come rito di fertilità (questa usanza si è mantenuta fino ai giorni nostri nelle Highlands scozzesi e in Irlanda). Un antico testo in latino, a conferma della sua sacralità, precisa che in Irlanda, nella notte di Beltaine non doveva essere acceso nessun altro fuoco in attesa che i Druidi accendessero la fiamma sacra al Palazzo del Re di Tara; solo da essa potevano poi essere prelevate delle fiaccole portate in tutto il paese come dono del nuovo fuoco con cui rinnovare i focolari domestici. Consapevole di questo, la leggenda narra che San Patrizio, per convincere alla conversione le popolazioni celtiche, accese il Fuoco Pasquale proprio la notte di Beltaine pochi istanti prima dei druidi, a sancire il potere cristiano su quello pagano. I rituali del fuoco rigenerante di Beltaine si possono ritrovare in innumerevoli manifestazioni popolari ancora in uso: i Fuochi di Maggio, la Festa di San Giovanni con i danzatori che saltano sopra a dei fuochi o delle braci, la Festa delle Fiaccole in Gran Bretagna con l’usanza di portare torce accese in giro per i campi o le foreste. Si possono inoltre riconoscere in alcune usanze odierne legami con i rituali di protezione dagli spiriti maligni di Beltaine soprattutto riguardo all’aspetto magico dei vegetali, come quella di ornare con rami freschi di betulla o di faggio porte e finestre delle case, le sorgenti, le stalle e gli alveari come pure di donare steli di mughetto. Belenos, il "Brillante" a cui è consacrata Beltaine, è una delle raffigurazioni di Lug nella sua valenza luminosa, è perciò un Dio solare, di luce e guarigione. Considerato l’Apollo celtico, è anche soprannominato Borvo che significa"gorgogliamento" termine che fa pensare ad un accostamento del fuoco con l’acqua. Egli infatti è il protettore delle sorgenti sacre benefiche così frequenti in Gallia: la famosa Fontana di Barenton, tuttora visibile nella Foresta di Brocéliande in Bretagna, si chiamava anticamente Bélenton da Bel-Nemeton cioè "radura sacra di Bel"; le sue acque pare avessero il potere di far bollire tutto pur restando fredde. Il nome del Dio è legato ad altri toponimi francesi come ad esempio Tombelaine antico nome del Mont Saint Michel, ora passato all’isolotto vicino, derivante da Tum-Belen cioè Tumulo di Belenos. Il suo equivalente al femminile in Gallia è Belisama il cui nome significa "la molto splendente o splendentissima"; d’altronde, nella cultura celtica la luna è maschile ed il sole femminile. Belisama svolge perciò il ruolo di dea solare, anch’essa associata al culto del fuoco e delle sorgenti calde. Note: Jigourel T., I Druidi antichi e moderni, Keltia Editrice, Aosta, 2001 Rutherford W., Tradizioni celtiche, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1997 Markale J., Il druidismo, Mondadori Editore, Milano,1994 (1)Le Roux F.-Guyonvarc’h C.J., I Druidi, ECIG, Genova, 1990