Maura Menozzi
IL CALENDARIO DEI DRUIDI (parte prima)
18 Marzo 2005
Presso i Celti, l'anno iniziava all'Equinozio d'Autunno, il 23 settembre, epoca nel corso della quale la natura cominciava ad assopirsi. Le feste da loro osservate glorificavano ritualmente i cicli naturali e le divinità incarnanti le forze della natura che esse simbolizzavano. MESE D'ENDRINOS (L'INIZIO) Corrispondeva al segno zodiacale della Bilancia dedicato a Vulcano, Dio del lavoro manuale e della giustizia sociale. Si applicavano le sentenze nei confronti dei colpevoli di delitti gravi incorsi durante l'anno che erano sempre eseguite sotto una forma rituale e spesso collettive. Generalmente si procedeva per dissanguamento (trad. da exanguination), considerata come la morte più dolce. Si sono molto rimproverati ai Druidi i loro sacrifici umani senza precisare che essi erano uomini di giustizia: a loro era affidato il compito di fare eseguire le sentenze dai Vati indovini sacrificatori. Questo mese era inoltre riservato alla gloria del lavoro nelle botteghe artigianali. Durante questo periodo si procedeva alla raccolta delle piante medicinali. Si celebrava la festa della raccolta dei frutti e soprattutto della vendemmia. Nei collegi iniziatici si tenevano le sedute dei grandi misteri, come allo stesso tempo nelle corporazioni si celebravano i piccoli misteri. MESE DI KANTELOS (IL CAMPO) Iniziava il 23 ottobre sotto il segno dello Scorpione ed era dedicato al Dio Hésus. Era il mese riservato alla gloria degli eroi e nei campi i soldati prendevano i loro alloggiamenti invernali; si rendeva onore a tutti i difensori del territorio e delle istituzioni. Poi si procedeva alla purificazione delle armi celebrando il culto di Anderta, Dea celtica della Vittoria. Il giorno equivalente al nostro 1° novembre aveva luogo la FESTA DI SAMAIN dedicata a tutti gli Dei del Pantheon celtico. Nel corso del mese si procedeva a far rientrare gli armenti, al ritorno dalla transumanza con la scelta tra gli animali destinati alla riproduzione e quelli riservati al consumo. Si rendevano gli onori ai geni eponimi protettori dei luoghi, dei fiumi, dei monti, dei paesi e dei popoli. Erano riservati favori particolari a Teutatès, Dio tutelare dei Celti. Il 2 novembre si svolgeva la grande festa consacrata ai defunti. Tutti i fuochi venivano accesi e si pregava per i morti. All'alba, ogni capofamiglia si recava sulla sommità di una collina dove i soli Druidi custodivano un braciere ardente. La gente, in mezzo a canti e grida di gioia, riportava delle braci alle proprie dimore per ravvivare il focolare domestico. La filosofia di questa cerimonia si basava sul concetto che, malgrado la morte, la vita continuava: il fuoco riportato dalla sommità sacra simboleggiava appunto la perennità dell'esistenza. Il 13 novembre si veneravano i geni protettori del clan o della famiglia e degli antenati. MESE DI SAMONIOS (O DELLE PREMONIZIONI) Iniziava il 23 novembre. Era l'epoca delle grandi cacce, che si svolgevano sotto la protezione di Arduina o di Keridwen a seconda delle regioni. Questo mese corrispondeva al segno del Sagittario nel quale la divinità aveva il suo trono, assieme al culto per la Luna (Séléne). All'inizio di questo mese si rendeva omaggio alle maggiori divinità, le quali annunciavano o facevano sapere agli uomini i loro avvertimenti, da cui il nome di questo periodo. L'8 dicembre iniziavano i 14 giorni alcioni; gli alcioni erano uccelli marini (gabbiani) che, secondo la leggenda, in questo periodo se il mare era calmo, facevano il loro nido sulle onde. Alla fine dei 14 giorni consacrati a questi uccelli, si tenevano dei festeggiamenti popolari che segnavano la fine dell'autunno. Un'altra affascinante leggenda narra che ai dragoni trainanti il carro solare succedevano in inverno dei cigni bianchi, allusione al freddo candore delle nevi. MESE DI DAMONIOS (LA CASA, IL DOMINIO, LA DIMORA) Corrispondeva al mese di dicembre, iniziava il 22 ed era consacrato alla Dea Rosmerta, che aveva il suo trono nel segno zodiacale del Capricorno. Ella era guardiana del focolare domestico e della Dama padrona di casa. Questo mese iniziava con la festa dei luoghi d'incontro: si illuminavano le piazze con canti e libagioni. Dopo il 24 si tenevano i Giovenali, riservati ai ragazzi. Nella notte tra il 24 e il 25 si celebrava la Grande Notte Madre alla quale partecipavano solo le donne che avevano figli. Era la notte consacrata alla rinascita del Sole, chiamato dai Celti, Hoël. Il 31 dicembre gli uomini festeggiavano il veglione con copiose libagioni e con la cremazione del ceppo di Hoël, che simboleggiava il risveglio dell'astro del giorno. Il 1° gennaio i Druidi, davanti alla folla radunata, procedevano alla raccolta del vischio su una quercia (rovere), in onore del Dio Sylvanos e della germinazione. Tale azione rituale avveniva al grido di "Au gué l'oneuf" cioè"che il grano germogli". Il vischio non ha radici che lo leghino alla terra e simboleggia la spiritualità. I Celti attribuivano virtù particolari a questa pianta come la capacità di guarire malattie del corpo e dello spirito. Il 6 gennaio aveva luogo la celebrazione dell'Epifania alla gloria di Bélénos, cocchiere del carro solare. Tale festeggiamento indicava la fine delle lunghe notti ed il risveglio della germinazione delle piante. RIVOS Era il mese dei fiumi, corrispondente al segno dell'Acquario, dedicato ad Héra-Kura, simboleggiante l'Empireo, la volta celeste. Questa divinità iugale (trad. da jugale, coniugale?) presiedeva ai fidanzati ed agli sposi, incarnando la madre di famiglia ed i legami di sangue, dea dispensatrice dei fluidi, delle radiazioni, delle onde e delle affinità. Questo mese iniziava il 20 gennaio con "les parentages" (parentele), cerimonie di famiglia e di riconciliazione nel caso di dissidi tra parenti o amici ,che si ritrovavano davanti ad una tavola imbandita. La grande FESTA DI IMBOLC, celebrata il 1° febbraio, era dedicata ad Héra-Kura, vettrice dei fenomeni atmosferici. In tale occasione si svolgevano sacrifici rituali legati alla cosiddetta "acqua lustrale". Si dice che tale acqua fosse formata dalle gocce di rugiada depositate sulle foglie delle piante al levare del giorno così che, avendo ricevuto i primi raggi di sole, si trasformavano in diamanti scintillanti. Gli antichi le attribuivano un potere curativo indotto dalle facoltà di Héra-Kura. Il 3 febbraio si celebrava il "campo dell'oro" (la Candelora in versione cattolica) con processioni di fiaccole alla gloria della germinazione. Si offrivano dolci di frumento, fritti nell'olio ed aromatizzati, costume conservato ai giorni nostri con la degustazione di crêpes e frittelle. Verso il 15 febbraio aveva luogo il sacrificio del bue grasso (martedì grasso) dando luogo a mascherate e festeggiamenti. Verso il 18 si procedeva alla purificazione con le ceneri cospargendone la testa dei penitenti. Era anche la festa di Brigitte o Brigida, guardiana dei fuochi sacri. ANAGANTOS Si presentava come il tempo della fatalità e del ricordo delle grandi calamità. Ci si raccoglieva per la commemorazione del Diluch (il Diluvio). Questo mese (febbraio) era votato a Taranie o Tarann, Signore degli elementi liquidi, mari e fiumi; si identifica nel segno zodiacale dei Pesci. Durante tutto questo periodo non si svolgeva alcun festeggiamento. L'unica festa era la parata nuziale degli uccelli, cioè il loro accoppiamento; si gettavano loro delle granaglie affinché avessero una covata numerosa. Era questa la premessa della primavera. continua
. Tratto da un articolo di Ar Bihan, pubblicato sul n. 118 di "Les Cahiers Bretons" , rivista del Grand Collège Celtique de la Forêt des Chênes de Brocéliande, redatta da Jean Tosh e Yvette Nicol.