Maura Menozzi
Le grandi feste e le divinità
18 Marzo 2005
La nostra conoscenza sul modo di calcolare il tempo degli antichi Celti è basata prevalentemente sull’interpretazione del cosiddetto Calendario di Coligny che consiste nei resti di un pannello in bronzo, ritrovati nel 1897 a Coligny in Francia, su cui era appunto inciso un calendario. Il suo studio non ha peraltro portato ad una traduzione certa e completa, ma ha permesso di decifrare alcune nozioni fondamentali. L’anno celtico era calcolato in lunagioni con un mese aggiunto ogni cinque anni e, nella progressione temporale quotidiana, la notte precedeva il giorno. Le stagioni fondamentali erano solamente due: l’inverno, che iniziava intorno al 1 novembre per terminare all’incirca il 1 maggio e l’estate, che andava dal 1 maggio al 1 novembre: ad esse erano dedicate le quattro grandi feste religiose. Infatti, contrariamente all’osservanza di alcune manifestazioni folkloristiche recuperate in tempi recenti, nessun testo antico nomina ricorrenze corrispondenti ai periodi degli equinozi e dei solstizi; anzi, le feste celtiche venivano celebrate proprio quaranta giorni dopo un solstizio o un equinozio, liberando così tutte le energie accumulate durante il periodo di attesa della quarantena. Ogni Festa era inoltre consacrata ad una delle tre funzioni o classi della civiltà indo-europea; in ordine cronologico:
1° Novembre SAMAIN Fine dell’Estate ed inizio dell’Inverno: prima notte dell’Anno Nuovo (Festa totale e trifunzionale)
1° Febbraio IMBOLC Festa lustrale di purificazione e fecondazione (funzione produttrice)
1° Maggio BELTAINE Festa di mezzo dell’anno e inizio dell’estate (funzione sacerdotale)
1° Agosto LUGNASAD Matrimonio di Lug, principale Dio celtico (funzione di sovranità) .
Seguendo quindi l’antico Calendario, in questo periodo avremmo da poco celebrato IMBOLC o in antico celtico AMBIVOLCIOS, letteralmente "attorno al lavatoio". Seconda Festa dell’anno, di purificazione e fecondazione, dedicata quindi alla funzione produttrice. Non riguardando la funzione regale o guerriera, era una Festa più intima e meno solenne delle altre; mancare alla sua celebrazione non era perciò punibile con la perdita della ragione o con la morte come invece si credeva avvenisse per chi non partecipava alla Samain. Segna la fine dei mesi più oscuri, della Grande Notte e simboleggia quindi il levarsi del giorno. Gli obblighi rituali prevedevano di "assaggiare di ogni cibo secondo l’ordine e lavarsi le mani, i piedi e la testa". E’ la purificazione attraverso l’acqua "lustrale"; si trova al centro dell’inverno celtico (tempo della concentrazione e della gestazione che fa seguito alla fecondazione della Samain) nel periodo in cui la Luna e il Sole sono in esilio nei segni del Capricorno e dell’Acquario. Infatti, se la prima parte dell’inverno è un tempo di "caduta" cioè di putrefazione e decomposizione dei residui dell’anno precedente, la seconda parte, inaugurata da IMBOLC, è un tempo di "esilio"e cioè di purificazione.
IMBOLC è consacrata alla Dea Brigit o Brigantia, nome di origine gallica che proviene dalla radice brig, che significa "alto"(sostituita in Irlanda dalla cristiana Santa Brigida e dalla Festa della Candelora) che nel Pantheon celtico è la Dea dal triplice volto, partecipando delle tre funzioni sociali. Essa è infatti la protettrice dei poeti/druidi ma anche degli artigiani/artisti e dei guerrieri. Nelle varie trascrizioni dei racconti tradizionali gaelici, la si può ritrovare con diversi nomi. In Irlanda Brigit è la figlia del Daghda, il Dio Buono, Padre degli Dei (viene quindi associata alla Minerva romana figlia di Juppiter ed all’Atena greca figlia di Zeus). Il suo è comunque un culto di fertilità, essendo anche Tailtiu, identificata con la Madre Terra, nutrice del Dio Lug. La si ritrova poi come Boinn, che significa la Vacca Bianca (Bovinda) rappresentante la prosperità associata al colore bianco simbolo di bellezza e purezza. Essa infatti darà un figlio al Daghda pur essendo la sposa di suo fratello ed a questo episodio si lega il processo di purificazione che ella intraprenderà recandosi a sorgenti con poteri rigeneranti. La leggenda narra che l’acqua seguì il suo cammino fino al mare dando origine al fiume Boyne che porta da allora il suo nome. In un altro racconto irlandese diviene Etaine, sposa di un Dio col soprannome di Bè Finn "bella donna" dalla cui evoluzione sarebbe derivata la Viviana, Dama del Lago di Lancillotto nei romanzi arturiani. Ma ritornando alla sua triplice funzione, ricordiamo che Brigit rappresenta oltre alla fecondità, la donna-poetessa essendo signora delle arti e Dea ispiratrice della poesia, sacra per eccellenza, come dell’arte medica e della magia che la fanno così appartenere alla classe druidica. A riconoscimento delle sue doti elevate, in Gallia viene soprannominata perciò Belisama che significa la "molto brillante". Il terzo aspetto è quello di donna-guerriero che la fa identificare nella Morrigan irlandese (dal prefisso accrescitivo mor unito a rig "re") la Grande Regina che incita gli eserciti in guerra e che si accoppia con il Daghda. Ella unisce quindi al suo ruolo guerresco un potente simbolismo sessuale, come raccontano i suoi tentativi di seduzione nei confronti dell’eroe Cù Chulainn; ha inoltre la capacità di mutare il proprio aspetto, trasformandosi soprattutto in corvo o cornacchia, sui campi di battaglia e di fare predizioni ed incantesimi. Si può quindi riconoscere la grande importanza e complessità della Dea Brigit che, pur essendo la figlia del Daghda, come Boinn e Morrigan si unisce a lui a garanzia della sicurezza del popolo, divenendo così la madre di tutti gli Dei.
Markale J., Il druidismo, Mondadori Editore, Milano ,1994.
Rutherford W., Tradizioni celtiche, Neri Pozza Editore,Vicenza, 1997
Jigourel T.,I druidi antichi e moderni, Keltia Editore,Aosta, 2000
Green M. J.,Dizionario di mitologia celtica, Rusconi Editore,Milano.