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Articolo
Maura Menozzi
LUGNASAD - LA FESTA REGALE
18 Marzo 2005
Celebrata il 1° agosto, al culmine del Sole, tra Beltaine (festa sacerdotale) e Samain (festa guerriera) Lugnasad, consacrata alla funzione di sovranità, è la festa regale per eccellenza e come per le altre due onorarla è un obbligo per i Celti. Etimologicamente significa "l’assemblea di Lug" poiché, secondo la tradizione irlandese, essa fu istituita personalmente dal Dio in commemorazione e celebrazione della morte, avvenuta alle calende di agosto, di sua madre adottiva Tailtiu, simbolo della Terra e personificazione allegorica dell’Irlanda stessa che, con la sua morte-sacrificio, assicura la perennità e prosperità materiale dei suoi figli cioè del suo popolo.
Il suo nome sopravvive nella città di Tailtown, nella provincia irlandese del Meath, dove si celebrava una grande fiera detta Aonach Tailteann (Giochi Tailtei) che pare risalire al secondo millennio a.C. e che i popoli celtici ripresero e mantennero in essere almeno fino al 1180. Lug rende onore a Tailtiu in veste di Dea-madre e Lugnasad è quindi una festa di fertilità ed abbondanza aperta a tutte le classi sociali: vi si svolgono giochi, corse di cavalli, concorsi poetici, fiere, scambi economici e matrimoni (per questo a volte impropriamente indicata come "le nozze di Lug"). La sua mancata celebrazione provocava calamità ed il re doveva assicurarsi che ciò non accadesse dimostrando in tal modo il suo buon governo teso a dispensare ricchezza, pace e prosperità al suo popolo.
La festa di Lug mancava perciò totalmente dell’aspetto guerriero: durante i suoi festeggiamenti non venivano celebrati sacrifici, si respirava un’atmosfera amichevole volta a dirimere le controversie, veniva istituita tregua militare e gli stessi guerrieri che vi prendevano parte dovevano essere disarmati.
Il suo centro era il Re che, come il Sole in cielo, è in questo periodo al massimo del suo potere, tanto che gli stessi Druidi vi prendevano parte solo in veste di celebranti o spettatori. Per questi suoi aspetti peculiari, Lugnasad ha avuto grande sviluppo nel folklore di tutti i paesi di cultura celtica, la stessa religione cristiana non ebbe motivo di avversarla trasformandola in festa di ringraziamento per il raccolto.
D’altronde anche in origine la festa prevedeva riti volti a propiziare l’abbondanza di grano come quello che comportava la conservazione dell’ultimo covone, simbolo dello spirito del grano, che veniva in parte dato in pasto al bestiame per irrobustirlo ed il resto mescolato al raccolto del nuovo anno al quale ne trasferiva lo spirito in segno di continuità.
La festa celebra dunque il Dio Lug che, pur essendo dotato di un’originale natura che gli consente di riassumere in sé e quindi trascendere tutte le funzioni, viene in questo caso venerato soprattutto nella funzione di sovranità. Rappresenta l’eroe solare, signore del giorno e della luce, Dio della benevolenza e dell’intelligenza, portatore di nutrimento ma anche Dio delle tecniche, del commercio, della musica e della poesia, caratteristiche che lo fanno associare al Mitra indù, all’Apollo greco ed al Mercurio romano. Lug è senz’altro il più celebre tra gli Dei celtici, come dimostrato anche dalla toponomastica (Lione era anticamente Lugdunum che significa "fortezza di Lug" dove, non a caso, l’imperatore Augusto istituì la sua festa sovrapponendola a quella del Dio). Nell’epopea irlandese, Lug appartiene contemporaneamente per discendenza paterna ai Tuatha De’ Danann (primo mitico popolo d’Irlanda) ed ai Fomori, stirpe di giganti loro leggendari oppositori rappresentati il Caos, in quanto il suo nonno materno è Balor, terribile guerriero guercio capo dei Femori, da lui stesso ucciso nella battaglia di Mag Tured. Con questa sua duplice appartenenza, egli esprime un carattere eccezionale che contempla sia la forza sociale, organizzativa e spirituale che la forza bruta ed indomabile, incarnando il rifiuto del principio della dualità tipico del pensiero celtico. Per le sue qualità di guerriero Lug viene soprannominato Lamfada (dalla lunga lancia) ed anche la sua lancia magica infatti, chiamata Gai Bolga, possiede un duplice potere: velenoso e distruttore ed al contempo risanatore. L’insieme delle funzioni divine presenti nel Dio Lug sono le stesse che l’umanità, secondo la religione celtica, dovrebbe assolvere per realizzare l’unità del mondo visibile ed invisibile sconfiggendo il Caos. Lug è l’esperto in tutto, l’artigiano universale che conosce tutte le arti e mestieri; egli è Samildanach (il politecnico).
La leggenda narra che per partecipare ad un banchetto del Re Nuada al Palazzo di Tara occorreva essere giudicati da un inflessibile custode il quale domandava a chiunque volesse passare cosa sapesse fare, in quanto potevano essere ammesse solo persone con una specializzazione originale e diversa da quelle praticate da chi si trovava già al cospetto del Re. Lug dichiara di essere carpentiere, fabbro, campione, arpista, guerriero, mago, medico e poeta ma, al custode che lo blocca rispondendo che all’interno ci sono già esperti di tutte quelle arti, egli obietta di verificare se ne è presente uno solo come lui in grado di esercitarle tutte con egual perizia. Il re, riconoscendo la mancanza di un simile "multiforme artigiano, lo invita ad una partita a scacchi e Lug la vince. Ottiene così finalmente il permesso di entrare ma viene sottoposto ad ulteriori prove: dopo aver sollevato e scagliato lontano un’enorme pietra gli viene richiesto di suonare l’arpa ed egli intonerà tre diverse melodie, la prima che farà cadere gli astanti, re compreso, in un sonno profondo fino al giorno dopo, la seconda li indurrà al riso ed alla gaiezza ed infine la terza porterà loro tristezza inducendoli al pianto. Superate queste poliedriche prove, Lug verrà portato in trionfo sul trono del re e questi resterà per 13 giorni in piedi davanti a lui.
Il suo culto era talmente radicato che nell’Europa del XII° secolo la sua figura viene ripresa nella letteratura del ciclo arturiano, sotto le spoglie di Lancillotto del Lago. L’identificazione è stata accreditata dallo studio dei nomi di alcuni personaggi dei racconti arturiani che hanno in comune il privilegio di brandire la spada magica di Artù: Kaletfwlc (duro acciaio in gallese) trasformata in Escalibur nei poemi francesi, da lui stesso in punto di morte considerata degna di essere usata bene solo da Lancillotto.
Così ad esempio in racconti diversi ritroviamo la spada tra le mani di un personaggio di nome Lleenleawg oppure di un certo Llwch tradotto in gallese Loth, nomi che riconducono tutti alla radice fonetica di Lug. Lo stesso appellativo già citato di Lamfada, Lug dalla lunga lancia evidenzia una coincidenza con Lancia-Loth da cui Lancillotto, come pure Llwch che in gallese significato lago, riconduce a Lancillotto del Lago, anch’egli come Lug esperto in più arti: abile cavaliere, sconfigge mostri, libera da incantesimi e combatte con la sua luce le forze delle tenebre.
Bibliografia:
- Markale J., Il Druidismo, Oscar Mondadori, Milano, 1994.
- Markale J., I Celti , Oscar Mondadori, Milano, 2001.
- Le Roux F., Guyonvarc’h C.J., I Druidi, ECIG Genova, 1990.
- Rutherford W., Tradizioni celtiche, Neri Pozza Editore,Vicenza, 1996.
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