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LA CAPANNA DELLO ZIO TOM

19 Settembre 2007 (4 Commenti)

Cari amici, Antonio di 23 anni guadagna 600 euro al mese. Soffre di distimia, una forma depressiva con riduzione della sua autoconsiderazione. Lavora in un' agenzia immobiliare della Lombardia. Deve metterci persino la benzina, impegnarsi dal lunedì al sabato compreso, dalle 9 alle 12,30, dalle 15 alle 19,30. Gli promettono provvigioni sugli appartamenti che lui trova. Loro prendono il 6% del totale (tre da chi compra più tre da chi vende). Su questo 6%  lui ricava il 5%.

Mi dice:  "Non è per niente facile. Su una vendita da 150 mila euro che io ho procurato loro ricavano 9000 euro, io ho diritto a soli 450 euro. Se va bene ne vendo uno ogni due o tre mesi.Ciò accadrà quando tra tre mesi (se va bene) sarò sotto contratto a progetto. Per ora la cifra dei 450 euro deve essere divisa per due con chi può già vendere all'interno dell'agenzia. Sono totalmente sfruttato. Se un cliente mi chiede di vedere un appartamento alle 20,30 devo farglielo vedere. Devo poi essere vestito bene, giacca e cravatta  e tra l'altro alle volte organizzano feste la domenica e devo stare lì sorridente a fare pubbliche relazioni. Ci sono telecamere in ogni ufficio e il titolare controlla con i monitors  le 30 persone delle sei filiali.".

Questo è bieco sfruttamento senza tutele o assicurazioni sanitarie, sindacati di categoria e progettualità del futuro. Gli confesso che era meglio la servitù della gleba. Ritengo ciò gravissimo e la considero la base su cui un giovane ha diritto di strutturare una grave disturbo distimica. Una depressione reattiva in questo caso è fisiologica, un disturbo da attacchi di panico è normale. E' per questo che tratto l'argomento. La dissocupazione, il lavoro precario, lo sfruttamento, il ricatto, il mobbing sono cause prime della epidemia depressiva che ammorba l'animo dei giovani. 

Da un lato è stimolato ad inserirsi nella società, ma subito dopo gli viene offerta una finta proposta di lavoro, un tranello dei vampiri dello schiavismo.

Claudio di 24 anni è anche lui molto depresso e soffre di attacchi di panico.  Lavora con un co. co. pro. per un call center a 500 euro al mese, 4,8 euro nette all'ora. Risponde a pappagallo, deve vendere per ore lo stesso prodotto. Di certo non potrà pensare ad un futuro e a costruirsi una famiglia, è condannato alla saltuarietà ed alla disoccupazione. Può vedere cessare il rapporto contrattuale per qualunque motivo. Non deve pensare al futuro, all'età, alla meritocrazia. Credo che dietro a questi ricatti economici e psicologici, si nasconda il bieco volto di un potere che frantuma scientificamente il dissenso giovanile. Non si può ipotizzare una rivoluzione, un redivivo sessantotto con le vertebre spezzate da contratti negrieri e lavori di raccolta del cotone con ripetitività alienanti. Siamo noi che abbiamo deciso che un giovane percepisca uno stipendio mensile di 600 euro benzina esclusa? Siamo noi ad aver scelto che uno dei 952 parlamentari guadagni 16.000 euro al mese oltre a tutti i bonus a copertura di qualunque possibile spesa? Come siamo lontani dall'articolo 50 dello Statuto Albertino del 1848, che prevedeva che le funzioni di senatore e di deputato non dessero luogo ad alcuna retribuzione.

Cosa ne pensate? Raccontatemi i vostri co. co. pro., le peripezie, le delusioni, i ricatti e le ingiustizie che subite. Siamo tornati ai cries ed agli spirituals sotto la capanna dello zio Tom?

Buona Vita Angelo Bona

Commenti

Ci sono 4 commenti a questo post. Stai guardando i commenti da 1 a 4

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  • Commento di Exiris » Guarda il profilo dell'utente: ExirisProfilo

    inviato il 06 Maggio 2009 alle 18:07

    Ciao a tutti voi :)!!! Mi chiamo Manuela e scrivo da Roma, ho 32 anni e una storia come tanti...Il mio papà, una persona straordinaria, perde a 60 anni il suo lavoro di capocantiere geometra (2 anni e mezzo fa)....aiutiamo la mia famiglia io e mio fratello precari..facendo vari salti mortali ,visto che viviamo entrambi fuori casa...affitto/bollette/spesa diventano le necessità a cui far fronte ogni giorno... poi le cose peggiorano ulteriormente la mia azienda chiude.... bhe! mentirei se dicessi che è stato ed è tutt'ora facile.. non lo è ...ma nonostante tutto sono serena...non mi arrendo all'idea di non meritare una vita migliore...papà ha evitato la depressione...ci siamo uniti...ho un nuovo lavoro..presto finirà anche questo... ma nonostante tutto, nonostante la fatica in cui viviamo,non posso e non voglio sentirmi sfortunata..Non lo sono...perchè in fondo tra i conti vari ci sono un affetto e un amore incrollabile che non mi abbandonano mai, e sopratutto la convinzione che se ogni giorno anche per un solo minuto non cedo al dolore di sapere mio padre affranto e sorrido ,tutto si ammorbidisce e non pesa!Io credo che si possa cambiare ...anche i sordi e i ciechi di questo mondo...basta cambiare noi stessi un passo alla volta....ci vuole tanto coraggio e tanta creatività :) Un grosso abbraccio a tutti :)

  • Commento di willifarnese » Guarda il profilo dell'utente: willifarneseProfilo

    inviato il 15 Settembre 2008 alle 09:59

    Ciao a tutti, sono un ragazzo di Viterbo di 27 anni. L'apatia e il senso di debolezza è il male che il sistema sta iniettando dentro ai ragazzi. Non può essere accettata una simile condizione. Ho visto alcuni miei amici andare giù, sprofondati nella depressione. I giovani sono la classe sociale schiacciata dagli ingranaggi di questa democrazia tarocca. Tutti noi però contribuiamo con la nostra passività all'andamento delle cose. Cerco ogni giorno di combattere questo declino, che prima di essere sociale è individuale. Con altre persone abbiamo messo in piedi un'associazione che si vuole occupare proprio della riscoperta del sè. Il patron è uno psicoterapeuta di Viterbo, Giuseppe Conti. Cerchiamo di organizzare incontri, mostre, di stare insieme. Io sono il tira carretto. Mi rendo conto ogni giorno di quanto ognuno di noi è debole. Di quanto prima di fare qualcosa tutti pensiamo subito ai soldi che ne trarremo. Questo ci frega. Ci rende schiavi. Vorrei invitare il dottor Bonà a Viterbo per una conferenza sull'ipnosi regressiva. Si può fare?

  • Commento di irideluongo » Guarda il profilo dell'utente: irideluongoProfilo

    inviato il 20 Settembre 2007 alle 13:06

    Ciao a tutti.Giunsi a Milano nel2001 per insegnare inglese in una scuola con orario flessibile e metodo rivoluzionario.Contratto cococo, ma a luglio la scuola chiuse per fallimento.Non una parola agli insegnanti né agli studenti eppure i big boss passavano regolarmente.A settem. riaprì con altro nome, stessi soci, il personale fu riassorbito così pure gli studenti, ma lo stipendio di agosto non fu pagato.Interpellammo i sindacati che ci sconsigliarono di procedere perché cosa lunga per pochi soldi (1 stipendio=1000€ i nostri spiccioli!).A novem. dello stesso anno i fornitori non portavano più l'acqua e dovevamo portare noi la carta igienica.I riscaldamenti vennero staccati e noi lavoravamo coperti fino ai denti.Temendo un'altra chiusura presi lo stipendio e mi licenziai subito dopo, xché chi si era dimesso con preavviso non era stato pagato.Al 4dic. la scuola iscriveva ancora gli ignari studenti che firmavano contratti con finanziamenti che sarebbero stati obbligati a pagare in ogni caso, al 5dic la scuola era chiusa x sempre.Gli insegnanti ne uscirono a pezzi, io rimasi per mesi senza lavoro poi mi offrirono di lavorare nel fitness (altro lavoro precario!).Continuai ad aiutare gli studenti x far valere i loro diritti con l'Ass.dei Consumatori.Loro ottennero agevolazioni, un socio venne spedito a San Vittore e gli altri indagati.Oggi dopo molti lavori precari, rifiutato lavori con uomini viscidi, finalmente sono segretaria in uno studio legale con un contratto di assunzione.

  • Commento di premiata » Guarda il profilo dell'utente: premiataProfilo

    inviato il 19 Settembre 2007 alle 13:44

    Siamo ai mali della nostra terra sociale e qui mi viene "la depressione". La mia generazione ha lottato una vita nel tentativo di porre rimedio all'egoismo umano, quello dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dell'uomo sulla donna e qui l'elenco non finirebbe più. Quello delle lotte sociali è un terreno infido, nasconde insidie ed illusioni. Nel mentre, ad esempio, lotto per avere più soldi in tasca, subito c'è chi mi offre il portatile più bello, il tappeto pregiato o le scarpe firmate. Cedo al ricatto del consumismo per avere di più e non per essere migliore. La certezza del lavoro, ovvero di un reddito che mi consenta la sopravvivenza e soddisfazioni un poco più elevate, è un valore che ha implicazioni assolute. Ed allora in questo periodo di globalizzazione non posso più guardare solo a me stessa, alla mia famiglia ma alla generalità della vita sulla terra ancora sanguinante di bambini che non raggiungono i tre anni perchè muoiono di fame e malattie comuni e donne usurpate da uomini inconsapevoli. Credo che ogni realtà sociale ed economica abbia il suo lazzaretto. In occidente aspiriamo giustamente ad un benessere di vita che conosciamo molto bene e quindi non possiamo accettare un ritorno ad uno stato che legalizza i servi della gleba. E la depressione avanza insieme all'apatia e porta demotivazioni significative all'impegno per il riscatto e alla lotta per una maggiore dignità. Che fare? Non lo so. Certo è che le lotte sindacali non bastano più

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