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01 Febbraio 2007

Ramtha ed Edgar Cayce a confronto (2)

Ramtha ed Edgar Cayce  a confronto (2)

 

Continuiamo il nostro viaggio orientato alla scoperta ed al confronto degli insegnamenti di Ramtha e di Cayce. Ancora una volta ho selezionato quei temi che ho sentito maggiormente risonanti e che vi propongo per aprire insieme un dibattito.

 

La natura della realtà ed i Registri Akashici

 

Dalle letture di Cayce apprendiamo che l'intera matrice del creato è costituita da energia, modulabile in diverse densità :il corpo fisico rappresenta un precipitato che condensa tutti i livelli superiori (corpo spirituale e corpo emozionale), ovvero è l'energia più densa, corrispondente alla più bassa vibrazione.

Abbiamo visto negli articoli dedicati al Profeta Dormiente come la sua visione della realtà rispecchi l'intepretazione suggerita dalle moderne teorie dell'universo olografico:l'Uno è per lui un unico corpo energetico in grado di assumere forme e stati diversi.

Il cervello stesso dell'uomo è concepito da Cayce non tanto come  sede della coscienza, ma come una "stazione ricevente", in grado vibrare in risposta a differenti modelli di pensiero e di sintonizzarsi, per risonanza ed affinità , con l'energia eterica della quarta dimensione , quella del non-tempo dei Registri Akashici.

Tali Resoconti, da lui chiamati anche il Libro della Vita, rappresentano , come abbiamo visto, il serbatoio universale contenente ogni pensiero, emozione, azione di tutti gli uomini dalla albori della creazione, oltre che ogni archetipo o modello di pensiero. è quindi una fonte di energia universale assimilabile per Cayce ad onde radio captabili nell'etere , con le quali la mente animica dell'uomo può sintonizzarsi in particolari condizioni (meditazione, ipnosi, trance, sogno), per accedere a differenti stati di consapevolezza.

Ramtha fornisce una spiegazione assolutamente identica di ciò che chiama l'Archivio dell'Akasha. Lo descrive come "lo spazio con conoscenza, etere, sottile fluido che contiene ogni pensiero, ogni azione, ogni fatto, compiuto e incompiuto, di ogni generazione". Lo chiama di volta in volta l'archivio vivente, l'anima definita come memoria eterna, la mente di Dio, l'espressione dell'Uno in espansione infinita .

Così come per Cayce, anche per Ramtha la natura della realtà è insieme coscienza ed energia. Lo scopo della creazione assurge in lui il significato di rendere conosciuto lo sconosciuto:Dio si manifesta all'uomo in un processo infinito di conoscenza, che si attua attraverso i sentimenti e le emozioni. Viviamo per fare esperienza di Dio, inscenando di volta in volta sul "palcoscenico della vita", ogni ruolo che desideriamo sperimentare  al fine acquisire saggezza, riconoscendo l'Uno in tutte le cose. Tutte queste "recite"messe in atto con lo scopo di acquisire sempre maggiore consapevolezza, rimangono impresse come orme nell'Archivio dell'Akasha.

Ramtha suggerisce l'esistenza nel nostro cervello di un'antenna in grado di permetterci la sintonizzazione con le varie frequenze di tali Registri di conoscenza universale: tale antenna è per lui l'ipofisi, che definisce "la porta verso Dio".

Siamo ora arrivati ad un passaggio che ritengo fondamentale:  Cayce e Ramtha suggeriscono due modalità di connessione alla sorgente infinita dei Registri Akashici. Cayce la identifica nella trance e nella meditazione , senza individuare un'area specifica del cervello chiamata a fungere da stazione ricetrasmittente.

Ramtha assegna invece all'ipofisi il ruolo di antenna:ogniqualvolta l'uomo si dispone ad accogliere pensieri illimitati e non bloccati da giudizi e paure, l'ipofisi o settimo sigillo, "si apre come un fiore", permettendo la sintonizzazione con l'Akasha e l'accoglimento di pensieri ancora più ampi.

Noto con grande emozione che anche le Guide che parlano attraverso Davide hanno suggerito la presenza nel nostro cervello, di un'area chiamata "antenna dell'Uno":il dott. Bona l'ha identificata con l'ippocampo. Cosa pensate di questa meravigliosa similitudine? Quali sentimenti vi trasmette? Parliamone insieme.

 

Siamo creatori della nostra realtà

 

Qualcuno di noi ha forse mai pensato almeno per una volta di essere vittima di un destino avverso? O forse ha creduto di essere ingiustamente perseguitato da eventi o persone? I Maestri spirituali sembrano elevarsi in coro unanime suggerendoci una risposta sorprendentemente identica: siamo noi gli unici artefici del nostro destino, siamo gli assoluti progettisti e creatori della nostra realtà !

Anche Ramtha e Cayce sottolineano nei loro insegnamenti questa verità .

Lungi dal poterci considerare vittima degli eventi, ne siamo invece gli assoluti creatori, attraverso i  nostri pensieri e le nostre emozioni:essi orientano il presente, plasmano continuamente il nostro futuro in svolgimento e ridefiniscono addirittura il passato. Ogni nostro pensiero, infatti, crea un'emozione, che è una vera e propria dinamo energetica in grado di attirare per risonanza  energie simili, emozioni, situazioni e persone con la stessa lunghezza d'onda. L'emozione vissuta come esperienza e registrata nell'anima come sentimento, alimenta e richiama dunque forme-pensiero risonanti. Ogni situazione o persona che incontriamo nelle vite non è mai frutto del caso, ma rappresenta la perfetta situazione o persona richiamata e creata dal nostro livello di consapevolezza e utile in quel momento, per trasformare l'esperienza in saggezza.

Ramtha asserisce che viviamo un sogno, "siamo esseri sognanti in un sogno tenuto insieme dal sognatore supremo". Ed il sogno è il pensiero che gioca con la materia e crea profonde realtà che legano le nostre emozioni a questo piano finchè noi, i sognatori, ci risvegliamo riconoscendo di essere uno in Uno.

Anche i Maestri canalizzati da Davide ci affidano la responsabilità della nostra vita, passata presente e   futura. Ricordano che siamo liberi di perderci con il nostro libero arbitrio, oppure di ritrovarci riconoscendo e sperimentando l'unità del creato.

 

Karma e libero arbitrio

 

Cayce e Ramtha sono concordi nel riconoscere all'uomo il dono del libero arbitrio, assegnato da Dio per consentire alle anime il ritorno consapevole all'unità della sua essenza, dopo aver liberamente sperimentato l'espressione di se stesse nell'illusione della  individualità .

Per Ramtha, tuttavia, il libero arbitrio assume un valore differente rispetto al potere creativo del pensiero, che porta l'uomo a sperimentare  via via attraverso il sentimento e le emozioni , quelle situazioni che risuonano armonicamente con la propria necessità di apprendere. Il libero arbitrio è una facoltà dell'uomo, ma intesa più come libertà di raggiungersi oppure di perdersi nell'inconsapevolezza, similmente a quanto abbiamo appreso dalla canalizzazione di Davide.

Trovo di grande interesse questa differenziazione.

Sostanzialmente diverso è invece l'approccio al concetto di karma offerto da Cayce, rispetto a quello prospettato da Ramtha.

Per Cayce il karma è la fondamentale Legge di causa effetto che sostiene ed alimenta il nostro viaggio evolutivo. Suoi attributi sostanziali sono per lui: la libera volontà sopra descritta; i modelli di memoria che collegano ogni evento e situazione della vita di un individuo ad altri "risonanti" del passato inscritti nei Resoconti Akashici e che si attraggono come magneti ("il simile attrae il simile");infine la grazia, ovvero la possibilità di intervento divino che libera l'uomo che ha professato la fede e l'amore per il prossimo, dai vincoli costrittivi del proprio karma ("non da te stesso").

Cayce sostiene che la legge karmica  fornisce allo sviluppo spirituale dell'uomo una struttura di potenziali e probabilità :infatti , per l'anima in crescita, ancora superiore al karma è la forza generata dal proprio libero arbitrio, che le permette di ridefinire le proprie scelte del presente rimodellando un futuro non fissato.

Ramtha alleggerisce ulteriormente il ruolo del karma nel condizionare le nostre vite.

Arriva addirittura a sostenere che "il karma non è la legge di Dio;è la legge di chi ci crede…. . le leggi del karma sono veramente una realtà , ma solo per chi ci crede. Le uniche leggi che esistono sono quelle a cui permettete di avere efficacia nel vostro regno". Poi ancora "il karma non esiste;esiste il volere. Se accetti le leggi del karma, la tua sorte sarà quella di essere prigioniero del tuo stesso pensiero limitato. Tu sei un'anima e uno Spirito libero".

Non vi nascondo che ho provato all'inizio un pò di turbamento nel  leggere queste affermazioni che sembrano escludere di primo acchito il ruolo evolutivo del karma: ammetto di non avere  tuttora compreso fino in fondo la portata del messaggio di Ramtha.

Approfondendo tuttavia la lettura dei suoi scritti e discutendone con Daniela, abbiamo condiviso  il pensiero che il suo messaggio  non esclude categoricamente il karma , piuttosto  ne sancisce con forza il suo subordinamento al principio del vivere con libertà il momento presente, senza condizionamenti provenienti da un passato che esiste solo nella nostra illusione di tempo. L'uomo non deve sentire limitazioni nel suo pensare od agire derivanti da azioni o pensieri del passato:la realtà da giocare è sempre e comunque il presente.

Dice infatti:"ogni attimo è nuovo di zecca. Non è prigioniero del passato. è il momento presente che tu hai creato per calare nella realtà quello che è stato il sogno del tuo domani. Nessuno è dominato dal passato. Per qualunque cosa tu abbia fatto, un momento o un millennio fa, non devi pagare mai. Nel preciso momento in cui hai agito ne hai ricavato comprensione e hai riconosciuto il senso e il valore della tua azione. Il passato vive in te in questo momento unicamente come saggezza. Ciò che conta è il presente".

Aggiunge il significato del perdono, quale strumento per avvicinarsi all'unità con Dio:

"Sappi che non dovrai mai pagare per qualcosa che hai fatto o pensato, nè in questa, nè in qualsiasi altra vita, se saprai perdonartelo. Perdonarsi è l'atto divino che rimuove dalla tua anima il senso di colpa ed i giudizi su di sè che limitano l'espressione del Dio che tu sei. Abbandona ogni legge. Ciò non significa essere sconsiderati. Se ti liberi dalle leggi, dai dogmi, e dalle credenze limitate, ti permetti di essere la libertà e l'illimitatezza che Dio è ".

Forse proprio questo è l'insegnamento che possiamo accogliere con serenità :comprendere e diventare la gioia è l'unico destino che Dio ha stabilito per l'umanità , qualunque comprensione essa abbia raggiunto. E, come sostiene Ramtha, "la gioia è la libertà di muoversi senza interruzione. è la libertà di esprimersi senza essere giudicati. è la libertà di essere senza paura e senza colpa".

 

Patrizia

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