Domanda e risposta
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La fobia sociale ed il boia
Risposta a: Martin - 12/04/2009
Caro dottor Bona, mi sono molto informato sulla fobia sociale che ho da diversi anni. Le prime avvisaglie mi sono comparse nell'adolescenza (eritrofobia) credevo che si trattasse di timidezza poi purtroppo o per fortuna ho scelto un mestiere di continuo contatto con gli altri e anno dopo anno soffrivo sempre di più l'esposizione al pubblico, le cene al ristorante con altri, i luoghi illuminati e stretti con molta gente sono diventati un incubo insostenibile. Alcuni suoi pazienti mi hanno colpito: colui che aveva vissuto una sua vita da boia e si sentiva sempre colpevole tra la gente. Mi sento tanto simile a questa persona, ho avuto genitori ipercritici che mi hanno spesso bastonato psicologicamente, con l'ipnosi ho risolto il rapporto con loro ma non la paura degli altri, nessun terapeuta crede ci possano essere delle cause più profonde. Così ho chiamato il suo studio, cosa ne pensa del mio caso ? Spero di essere chiamato presto sto soffrendo come un matto ! Un grande saluto. Martin.
Risposta:
Caro Martin, il caso che citi è proprio riferito ad una fobia sociale di un paziente che in una vita precedente era un boia. Non riusciva a frequentare luoghi affollati e ristoranti, il solo pensiero di parlare in pubblico lo faceva rabbrividire. Si tramutò in trance in un aguzzino che torturava e uccideva i condannati in un castello medioevale. Questo "debito karmico" generava le vritti, cioè le energie sottili che riproducevano nella sua attuale vita la fobia sociale. Liberando il nucleo di tensione ritrovò la via della relazione con gli altri. Buona vita Angelo Bona


































