Domanda e risposta
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fuga dalla terapia
Risposta a: Mario - 11/09/2011
Gentile dottore, Vorrei tanto avere una risposta da una persona competente e di sicura esperienza relativamente ad un rapporto terapeutico che ho instaurato con una psicoterapeuta. Mi perdoni la possibile confusione nello scrivere e nell’esporre ma, in tale momento, sono molto agitato. Mi sono innamorato della mia terapeuta ma questo stato di cose, a mio modesto parere non è legato ad un fenomeno di transfert poiché non mi ha preso il suo senso di accadimento e l’aiuto che la stessa mi da bensì la sua persona. Ho visto nella mia terapeuta il lato umano e le sue sofferenze passate che sono trapelate nello sviluppo della terapia e la sua dolcezza di fondo (non terapeutica). Ad esempio nel riprendere la terapia dopo un lutto che le è capitato, alla fine della stessa lei mi ha abbracciato forte a sé dicendomi che mi ha sentito molto vicino. In quel momento io ho sentito una cosa strana senza che, tuttavia, l'idea di qualcosa di diverso dal semplice rapporto terapeutico mi balzasse in testa (almeno a livello razionale). Nello stesso incontro, facendole presente un momento di difficoltà in cui mi sono trovato quando non faceva studio per il lutto, al suo chiedermi del perché non l'avessi chiamata io, le ho risposto che non l'avevo fatto per lasciarla tranquilla nel suo momento di dolore. Lei mi disse “tu mi vuoi bene” . Io dissi “ma non credo.. è solo educazione” lei ancora “no tu mi vuoi bene”. Quindi già in quel momento lei aveva percepito qualcosa e sapeva di un mio bene per lei ancor prima che io capissi qualcosa, Questo a fine 2010. Agli inizi del 2011 la mia terapeuta mi affida la gestione di una sua pratica legale (sono un avvocato) ben conscia delle mie capacità professionali che le porto brillantemente a termine facendole ottenere un ottimo risarcimento dopo che i precedenti legali non erano stati in grado di farlo. Questo successo è stato preceduto da un momento di frizione in quanto la stessa si faceva influenzare da pareri di un sedicente esperto nel campo medico legale che altro scopo non aveva se non affascinarla. Per fortuna dopo se ne è resa conto e seguendo la mia linea ha avuto un congruo risarcimento. Dopo il conferimento dell’incarico (prima dell’arrivo del risarcimento) la mia terapeuta ha cominciato ad avere atteggiamenti strani che io giustifico con il fatto che in qualche modo si stesse prendendo di me. Del tipo: quando sarai importante non dimenticarti di me, non ci dobbiamo perdere di vista. Io con te non mi stanco a fare la terapia sei cosi volenteroso, così candido così puro. Gli abbracci tra noi sono diventati più frequenti (mi prendeva pure al mano). Col passare del tempo, ho cominciato a provare qualcosa per lei. Insomma tutta sembrava prendere forma. In una terapia, mi propose di uscire a mangiare una pizza con dei nostri amici in comune e mi disse pure che avremmo dovuto fare tante cose insieme (non in terapia questo era chiaro). Io felicissimo, toccavo il cielo con una mano…… Ad una inaugurazione di una pizzeria di amici in comune, non vedendomi ha chiesto in giro dove io fossi con fare interessato. A pasqua. in risposta ad un mio semplice messaggio di auguri. lei mi manda la seguente risposta “Essere nei tuoi pensieri mi rende felice….anche io spero di rivederti presto…”. Me sembra che un messaggio del genere non venga scritto da un terapeuta ad un proprio paziente e che in ogni caso tutti gli episodi di cui sopra (esemplificativi) non siano consoni ad un rapporto terapeutico. Ad ogni buon conto io comincio a crederci sempre di più e giammai lei ha messo le cose in chiaro. Mi sembra ovvio che dopo questi episodi (nell’area si sentiva in ogni caso qualcosa che a parole non si può descrivere) io ho cominciato a lasciarmi andare e ho creduto veramente che stesse iniziando qualcosa di magico. Avevamo un colloquio invidiabile anche al di fuori dello stretto campo terapeutico Io sono diventato un poco più ardito, nel senso che mi esponevo di più (anche un bacio sul collo) ed ecco cominciare gli atteggiamenti di chiusura netti e diametralmente opposti ai precedenti. Comincio ad incolparmi del non aver avuto pazienza. E’ arrivata al punto di dirmi che un nostro amico in comune non poteva fare terapia con lei perché era coinvolta per l’amicizia perché lui non era come me che ero un semplice paziente. Nel frattempo siamo usciti in gruppo dopo diverso tempo (io mi sono ingessato, lei si è operata) e siamo stati benissimo tutti insieme (due fratelli, io e lei) al punto che ha proposta di rivederci subito dopo le vacanze più spesso. Nel frattempo è venuto il suo compleanno, io dall’estero le ho fatto recapitare dei fiori bellissimi e lei mi ha risposto con seguente messaggio “svegliarsi col profumo dei fiori……grazie di cuore”. Quando sono tornato dell’estero ovvero da Londra, l’ho chiamata e lei mi ha detto “sai ti ho pensato molto spesso”. Io mi domando e dico ma se non vuoi che una persona si avvicini a te perché mi comunichi che mi hai pensato sia pure circostanziando per i pregressi disordini Londinesi? Io credo che se una persona è indifferente del tutto non venga pensata molto spesso. Il fatto che mi avesse pensato me l’ha comunicato a chiare lettere e me lo ha ribadito in terapia dove tra le altre cose ha riaperto il discorso dei fiori ricevuti per il quale era felicissima. Insomma se avesse voluto tenermi a distanza non avrebbe riaperto il discorso visto che già mi aveva ringraziato. Premetto che io prima di lasciarmi andare con i sentimenti ci sono andato molto piano. Ma i suoi atteggiamenti mi hanno liberato in tal senso. Io credo che tutti questi atteggiamenti strani, per me profano (una volta mi disse di chiamarla per fissare l’appuntamento per la terapia se mi faceva piacere…..ma come io sono un tuo paziente e devo chiamarti per la terapia peraltro se mi faceva piacere….. qualche volta mi ha chiamato per sapere a che ora era l’ appuntamento (una scusa) visto che se l’è segnato sull’agenda), siano dettati da un turbamento che la mia terapeuta (una bellissima donna) abbia provato per me o provi ancora (ma neghi a sé stessa). Non so che fare, ad un mio amico proprio ieri ha detto che era normale che un paziente (io paziente) provasse affetto per la terapeuta che l’aiuta in che mi ha fatto pensare che lei voglia ricondurre tutto ad un fenomeno trans ferale (spero di sbagliarmi) magari per coprire i suoi errori e mettersi al riparo. A questo punto ho interrotto il rapporto terapeutico facendo presente i miei sentimenti da me dichiarati estranei a fenomeni transferali. Lei invece voleva dire proprio questo. Di fronte a questo io ho rivendicato l’autonomia dal transfer dei miei sentimenti per i quali chiedevo solo rispetto e non condivisione fermo restando che avrei le avrei spiegato le mie ragioni fuori dalla stanza terapeutica da uomo a donna e non da paziente a terapeuta. Non me l’ha permesso, insisteva per affrontare il discorso su altri binari (oramai il rapporto terapeutico è divantato la sua difesa) dicendo o lo fai qui o non lo fai da nessuna parte. Io sono stato irremovibile e nonostante il mio voler andare via diceva siediti….io non ho accettato e di fronte alla mia fermezza (dettata dalla consapevolezza di quello che provo)……prima di andare via mi ha detto “io non posso svestirmi del mio ruolo (da cui troppo spesso ha deviato a mio parere)….io le ho ricordato che il suo ruolo non esisteva più……..mi ha detto io più di un’amicizia non ti posso dare…..io non le avevo chiesto nulla…..Penso di aver fatto quello che dovevo fare…….Non capisco la sua reazione così abnorme e ferma nel negare con forza che avessi qualche minimo di sentimento reale per lei (forse perché in cuor suo sa che ha errato? Perché è spaventata…lei è una donna che dopo una lunga storia per anni non è stata più con nessuno se non una breve parentesi di un mese quattro anni fa). Al di là delle domanda che mi faccio su di lei credo di aver fatto per me la scelta giusta….oramai il rapporto terapeutico era compromesso (io facevo i progressi ma perché avevo capito dove lei mi voleva portare e fino a quando non ho saputo tramite il mio amico cosa pensava pensavo che restare in terapia era una buona strategia in attesa di instaurare un rapporto più frequente al di fuori). Ho perso due cose la donna e la terapista, l’unica cosa che posso provare a fare e recuperare la donna. Se analizzo le cose con calma io credo che la sua condotta faccia acqua da tutte le parti e perché mai ha avuto allora tutte queste oscillazioni se non prova nulla? Vorrei avere delle risposte in merito, sono a pezzi……mi conviene non cercarla? Cosa posso fare per avvicinarla? Sono a pezzi ma in quanto persona coriacea non cadrò, tuttavia, iniziare un altro percorso con un altro professionista sarà dura. Cordialmente la saluto grazie in anticipo Mario
Risposta:
Caro Mario, il mio parere sarà drastico, una volta tanto. Fuggi più lontano possibile da una persona così conflittuale ed ambigua. Un terapeuta non può sedurre ripetutamente il paziente e poi schermarsi dietro a delle risibili interpretazioni transferiali. Sei stato sedotto da una donna ambigua e insicura che non doveva , da terapeuta, nemmeno lontanamente mettere in campo le infinite trame ed arabeschi romantici che ha prodotto. Ti assicuro che non ti conviene ricontattarla e se lei lo facesse dille che si rivolga lei ad uno psicoterapeuta che la aiuti. Buona Vita Angelo Bona


































