Domanda e risposta
Si avvertono gli utenti del sito che le risposte dell'A.I.I.Re., gli interventi nel blog e nel forum sono di natura amichevole e non sostitutivi di una consulenza professionale diretta.
Advaita e la dualità
Risposta a: Arnaldo - 12/12/2012
Gentile Dottore, per potere comprendere che "tutto è Uno" non bisogna prima superare la dualità del nostro mondo? Ancora non ne ho fatto esperienza diretta ma mi sembra di capire che, come l'ing e yang, ogni elemento ha in sè il suo opposto. La mancanza di amore ha in sè l'amore stesso, se non ci fosse il buio non ci potrebbe essere la luce e così via. Superare e comprendere la dualità è una tappa "obbligata" nel percorso del Risveglio Spirituale? Grazie, Arnaldo
Risposta:
Caro Arnaldo, siamo abituati a concepire o il bianco o il nero. Questo separare l'Uno dal due è la causa del giudizio e del dolore. Buono e cattivo, alto e basso, bello e brutto, innocente e colpevole, santo e dannato. Ogni drastica presa di posizione tra due opposti genera la mala erba della separazione. In realtà cio' che è bello ha un suo yang di brutto e cio' che è cattivo è impossibile che non abbia nemmeno un'oncia di buono. Il concetto di advaita risolve questi dipoli, questa dialettica tra gli opposti. E' quindi possibile per l'advaita che esista un bello-brutto, un alto-basso, un puro-impuro contemporaneamente. Questo annulla il giudizio e la condanna e genera un approccio con la vita non volto alla separazione, ma alla vera comprensione dell'Uno. Nello stesso tempo l'advaita ci fa comprendere la finitezza e l'infinitezza insieme dell'uomo, la sua divinità e la sua piccolezza. Per me è inconcepibile giudicare santi e malvagi, perfetti ed imperfetti. Ognuno di noi è un dio-formica e tale dovrebbe essere giudicato dalla nostra società. Pare invece che alcuni nostri rappresentanti debbano continuamente convincerci di essere eletti vomitando strali e lapilli contro rivali giudicati dannati e corrotti. Nessuno deve avere un potere economico, politico, sociale, mediatico illimitato. Ognuno di noi deve oltre che essere grande anche farsi piccolo e non ergersi al ruolo di Maestro imbonitore delle folle. Ogni grande uomo è per l'advaita anche un piccolo uomo e la società lo deve sapere limitandone la potenzialità di danno. Buona Vita Angelo Bona


































