Domanda e risposta
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abbraccio paterno
Risposta a: Fabio - 28/04/2013
Caro Dott. Bona, se mai riuscirò a non rimanere ostaggio dei miei consueti meccanismi di boicottaggio -e confidando nella pazienza di Barbara- saró da Lei a Giugno...un incontro che ho rimandato da troppo. C'é uno speciale pudore nel rivelare il proprio malessere, farsi testimone del proprio dolore senza cedere alle lusinghe buie del facile vittimismo. Ma sto male da troppo tempo ormai, una sofferenza insopportabile, che mi esilia dal mondo e dai miei affetti, e mi fa sentire colpevole della mia stessa inazione. In uno dei miei rari momenti di risonanza con l'Uno, ho udito appena sveglio queste parole:"Abbi occhi di Luce". Come riuscirci? Si puó aver paura della gioia, sentirsi indegno di abitarla? Perdoni il tono buio delle mie parole..non voglio affidarle una responsabilità che non può essere sua, ma forse ho bisogno di Sue parole che siano per me un abbraccio paterno, semplicemente, che mi insegnino come regalare luce al mio sguardo...a presto.
Risposta:
Caro Fabio, occorre che una terapia non sia troppo troppo disdetta e ridetta. Questo atteggiamento non è un segnale di apertura , ma soltanto di essere al centro dell'attenzione del terapeuta. Il modello è "...ti faccio impazzire, ma tu mi devi amare lo stesso". Spero che tu venga all'appuntamento,ma smetti di fare i tuoi giochini. Buona Vita Angelo Bona
Ps: Non ti piacerà la risposta, ma un terapeuta deve rispondere cosi'.


































