Domanda e risposta
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a chi racconto queste cose
Risposta a: Rita - 20/08/2013
Caro Dottore, Simon Mathieu, Dopo l'insuperabile Palpito, sto affrontando la tutt'altro che innocua lettura de "In Nome dell'Uno," e vorrei comunicare qualche sentimento... Letto il primo capitolo, spengo la luce e sogno di stare seduta sulle tue ginocchia, mentre tu, Dottore, mi narri la novella dell'Uno come un padre amorevole racconterebbe una fiaba...(non ho problemi con l'archetipo padre, semmai con la madre). Seguono notti agitate, lacrime afferenti miei stati d'animo, rimango sbalordita come tu piloti l'astronave M.Teresa tra le dimensioni, riportando argomentazioni lucide e razionali, come una persona comune parlerebbe al telefono con un amico....a volte rimango senza fiato come durante un vuoto d'aria, ho momenti, attimi di perdita di gravità....ma io a chi le vado a raccontare queste cose?
Risposta:
Cara Rita, raccontale a me che ci possiamo capire. Vivo spesso in totale mancanza di gravità sospeso beatamente oltre il confine del principio di realtà. La maggior parte dei miei pazienti non sono terrestri e ci troviamo benissimo. Buona Vita Angelo Bona


































