Poesia
Autore: Randagia (02/02/2007)
Mille volte me...ancora con te
Strane sono, a volte, le innumerevoli percezioni che mi si salgono dall’anima.
Mentre sono assorta in cose quotidiane...così...all’improvviso...i miei occhi si muovono come se stessero scrutando un’immagine, precisa, colorata, palpabile...seguita da una emozione vissuta pienamente, tanto da conservarne un ricordo...un ricordo...oddio, ma quando e dove è accaduto?
I miei occhi si fanno piccoli, il mio respiro affannoso. Vedo dei volti...mi parlano, ma le parole non contano. E’ l’emozione che è forte.
Mi scuote nel profondo fino a farmi provare tristezza, non per il momento vissuto, quanto per la fugacità della reminiscenza...”Perché ti allontani, mio attimo? Perché non resti con me? Dammi la consapevolezza di questo spazio di vita adagiato da chissà quanto tempo nella mia anima. Non fugarti da me. Non farmi provare ciò che provo per poi staccarti come una indistinta visione. Dimmi che ritorni! Quando?”.
In realtà, non saprei a quale storia di me appartiene, non avrei domande se no. Ma pauroso è proprio quel tempo sconosciuto e allo stesso tempo così vivo e presente. Un delirio inquietante.
Sono io! So che sono io in quel attimo...quella visione è un vissuto. Non riconosco i volti, ma ne riconosco i sentimenti.
Attimi...attimi...diversi...e me...ancora me...mille volte me.
La vita scorre quotidiana. Quei ricordi permangono senza, però, destare alcuna ulteriore curiosità...tipico dell’affanno dei giorni... Fino a quando...incontrai te!
Chi sei... che ti ho incontrato e amato in un attimo come se dovessi farlo? Ne ho paura...cosa mi fai? Non ho scelta...io DEVO amarti! Non son io che decido, o meglio sono io...o qualcosa che è dentro di me...non so. Ti conosco o, forse, ti riconosco...sei dentro di me da prima. Vorrei distrarmi ma devo ubbidire a questo istinto inumano che supera ogni possibile ragionamento. Si intrecciano anima...spirito...sangue...e la mia superbia è schiacciata da questa grandezza come un piede gigantesco e nudo si adagia su di una formica intrappolata e rassegnata. Da qualche parte in me tu c’eri...gli occhi di un figlio, di un padre, di un amante, o di tutti questi...te...ancora te...mille volte te.
Di sicuro, questo tempo appartiene ad un tempo ...lontano...passato o ancora a venire. Che importanza può mai avere se è dentro di me ed è così chiaro?!
Poveri illusi...noi che cerchiamo di spiegare le essenze di tutti gli attimi, credendo così di esserne padroni... ci affacceremo, se non ora, alla triste concretezza di esserne inesorabilmente schiavi...schiavi di qualcosa che è al di sopra di noi...tutti.
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