Poesia
Autore: Mario (10/02/2007)
Il signore del sottopassaggio
Io sono il signore del sottopassaggio. Sono tutt’uno con i gradini di pietra, il corrimano scrostato e rugginoso, le grigie pareti di cemento armato, le sudice mattonelle del pavimento. Sono il graticcio intasato dell’acqua di scolo, le scritte oscene sui muri, il nudo soffitto, la penombra, le pozze di luce ai due sbocchi. Sono l’eco dei passi, i neri tubi di gomma, l’acqua stagnante, l’odore aspro del disinfettante, la sporcizia che si addensa negli angoli, i malinconici neon della sera, il silenzio. Io sono il signore del sottopassaggio. Sono il nulla che scende dai gradini e risale e striscia lungo i muri e annega nei rigagnoli. Sono l’abbandono, la solitudine, l’oppressione della stanchezza. Sono il brusio smorzato e lontano del traffico, lo scalpiccio affrettato dei tanti passi, lo sbattere della punta di un ombrello, uno sbuffo, una sorda imprecazione, il silenzio che ritorna. Sono la rabbia e la paura del ladro acquattato nell’ombra, sono il suo respiro mozzo; sono la fatica irosa del vecchio, l’indifferenza dolorosa del drogato, lo smarrimento dello straniero. Sono l’accendersi di un fiammifero, la brace luminosa della sigaretta, la pausa, il fruscio di un cappotto, un colpo di tosse, le parole tirate via, il riso di due corpi che fugacemente s’incontrano. Sono la risataccia dell’ubriaco, lo schiamazzo dei giovani senza identità, il rancore di una figura delusa.Sono il buio tra le luci, un istante di raccoglimento, la speranza ed il timore del ritorno al mondo superno, l’illusione di un attimo d’ amore. Io sono il signore del sottopassaggio.
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