Oggi le neuroscienze ti dicono che le mappe cognitive ed emozionali raggiungono il loro compimento definitivo nei primi tre anni di vita come asserisce Umberto Galimberti.
Non sto asserendo che a tre o sei anni si esaurisca la nostra conoscenza del mondo o la nostra capacità di apprendere l'amore, ma certamente si conclude il nostro “modo” di percepirlo specie nella interazione con gli altri.
Di conseguenza le persone che assistono i bambini nei loro primi tre anni, a partire dai genitori, alle baby-sitter, agli educatori dell’infanzia hanno una grande influenza nella costruzione di queste mappe.
I bambini cominciano a conoscere e sentire il mondo attraverso i primi scarabocchi, i primi disegni e manufatti. Se la mamma attua un misconoscimento, un “ te li guarderò dopo” che vuol dire “non mi interessa” il bambino ricaverà l’impressione di non valere. L’identità nei primi tre anni di vita è frutto del riconoscimento che “mappa” le emozioni del piccolo le quali lo accompagneranno per tutta la vita.
La ipnosi evocativa dei pazienti che seguo puo' recuperare il "tempo dell'infanzia", dei primi tre anni di vita del bambino rimappando gli schemi cognitivi ed emozionali. I bambini accedono inoltre più facilmente al patrimonio karmico iscritto nel nostro codice genetico, quella che definisco una akasha o memoria genetica.
Evocando i primi tre anni di vita in ipnosi evocativa è possibile attraversare il ponte che ci permette di accedere alla reminiscenza delle nostre vite.
Credo che il restauro d'amore attuabile con l'ipnosi della nostra primissima infanzia possa rianimare le coscienze vissute nei deserti del sentimento.
Buona vita Angelo Bona



































